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25 Giugno 2017

Disprassia in età evolutiva: ideazione, pianificazione e azione

Disprassia in età evolutiva: ideazione, pianificazione e azione

La parola disprassia viene spesso usata per descrivere un bambino che fatica a organizzare azioni nuove o complesse. Non significa semplicemente essere goffi e non coincide con una singola difficoltà, come scrivere male, non saper prendere una palla o impiegare molto tempo per vestirsi.

Per capire davvero il bambino bisogna osservare come nasce l’idea, come viene costruito il piano d’azione, come viene avviata l’azione, come il corpo la realizza e come il piano viene corretto mentre si agisce.

Disprassia e Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione

Nel linguaggio clinico e quotidiano il termine “disprassia” è utilizzato con significati diversi. Nelle classificazioni diagnostiche si parla più frequentemente di Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (Developmental Coordination Disorder, DCD) quando le abilità motorie risultano significativamente inferiori a quanto atteso per età e opportunità di apprendimento, interferiscono con la vita quotidiana e non sono spiegate meglio da altre condizioni.

Una diagnosi non può essere formulata attraverso un elenco letto online. Richiede una valutazione qualificata, la storia dello sviluppo e la verifica dell’impatto reale su autonomie, scuola, gioco e partecipazione sociale.

Che cosa significa “prassia”

La prassia è il processo che permette di concepire, organizzare e realizzare un’azione finalizzata, soprattutto quando è nuova o richiede adattamento. Comprende passaggi collegati tra loro:

  • ideazione: far nascere l’idea di ciò che si vuole fare e riconoscere le possibilità offerte dall’ambiente;
  • pianificazione motoria: organizzare mentalmente come raggiungere l’obiettivo, scegliendo e ordinando i movimenti necessari prima e durante l’azione;
  • avvio: trasformare il piano in azione e cominciare al momento opportuno;
  • esecuzione: coordinare il movimento con sufficiente precisione, ritmo e continuità;
  • monitoraggio e adattamento: utilizzare ciò che si vede e si sente dal corpo per accorgersi di ciò che non funziona e correggere il piano mentre si agisce;
  • apprendimento e generalizzazione: rendere l’azione più efficiente e utilizzarla anche quando cambiano materiali, spazio, persone o richieste.

La pianificazione motoria non coincide quindi con il “fare”: è l’organizzazione del come, che precede l’avvio e continua a essere aggiornata durante l’esecuzione. Un bambino può conoscere perfettamente l’obiettivo, ma non riuscire a costruire o avviare il percorso motorio per raggiungerlo. Può anche riuscire in un’attività molto allenata e andare in difficoltà quando il contesto cambia.

Come può apparire nella vita quotidiana

I segnali cambiano da bambino a bambino e possono emergere quando deve:

  • vestirsi, usare posate, aprire contenitori o preparare lo zaino;
  • imparare giochi nuovi, andare in bicicletta, saltare o partecipare agli sport;
  • costruire, usare forbici e matite, copiare dalla lavagna o organizzare lo spazio sul foglio;
  • imitare una sequenza di gesti oppure coordinare le due mani;
  • trovare un’alternativa quando il primo tentativo non funziona;
  • adattarsi a spazi affollati, richieste imprevedibili o cambi di regola;
  • entrare nel gioco con i coetanei senza perdere il filo dell’azione.

La fatica può generare lentezza, evitamento, frustrazione o bisogno costante di aiuto. Non è corretto scambiare questi segnali per scarsa volontà. Allo stesso tempo, nessuno di essi, preso da solo, dimostra la presenza di una disprassia.

Il ruolo delle informazioni sensoriali

Per pianificare e adattare un’azione il sistema nervoso utilizza informazioni provenienti dal tatto, dalla propriocezione, dall’equilibrio, dalla vista, dall’udito e dagli altri sensi. Queste informazioni contribuiscono alla conoscenza del corpo, dello spazio e dell’esito del movimento.

Alcuni bambini con difficoltà di coordinazione presentano anche particolarità nel modo in cui raccolgono o utilizzano tali informazioni, ma non esiste un unico profilo sensoriale della disprassia. La valutazione deve distinguere ciò che il bambino percepisce, comprende, pianifica, avvia e realizza in quel contesto, evitando spiegazioni automatiche basate su una sola causa.

La lettura clinica nello SPINPlay©

Nello SPINPlay© il gioco è un contesto clinico vivo: consente di osservare come regolazione, relazione, informazioni sensoriali, postura, ideazione e organizzazione motoria si combinano in un’azione dotata di significato per quel bambino.

Prima di concludere che “non sa fare”, il ragionamento clinico considera una gerarchia:

  1. lo stato di regolazione sostiene attenzione e disponibilità all’azione?
  2. il bambino comprende il significato della proposta ed è coinvolto nella relazione?
  3. riesce a generare un’idea oppure ha bisogno che qualcuno gliela fornisca?
  4. riesce a organizzare mentalmente il piano e poi ad avviarlo?
  5. come usa postura, percezione del corpo e feedback per eseguire e correggere l’azione?
  6. che cosa cambia modificando novità, ambiente, partner o livello di aiuto?

Questa lettura evita di ridurre il bambino alla prestazione finale e consente di scegliere con maggiore precisione su quale passaggio intervenire.

Come si valuta

La valutazione integra il colloquio con la famiglia, la storia dello sviluppo, strumenti standardizzati quando indicati e l’osservazione di attività significative. Considera coordinazione globale e fine, equilibrio, prassia, partecipazione, regolazione e possibili aspetti visivi, comunicativi o emotivi che incidono sul funzionamento.

È importante verificare l’impatto nei diversi ambienti e, quando necessario, lavorare in rete con pediatra, neuropsichiatra infantile, fisioterapista, logopedista, scuola e altri professionisti. La disprassia verbale, per esempio, richiede una valutazione specifica delle competenze motorie del linguaggio e non può essere dedotta dalla sola disprassia motoria.

Quale intervento è più utile

Gli interventi devono essere individualizzati e orientati alle attività e alla partecipazione. L’obiettivo non è ripetere esercizi scollegati, ma aiutare il bambino a raggiungere traguardi che contano nella sua vita: vestirsi con maggiore autonomia, partecipare a un gioco, usare gli strumenti scolastici, affrontare una sequenza nuova o sentirsi più competente con i coetanei.

Il professionista può rendere visibili i passaggi, modulare ambiente e richiesta, offrire il sostegno necessario e ridurlo progressivamente. Famiglia e scuola permettono di trasferire le strategie nei contesti in cui servono davvero.

Quando il profilo è complesso o la famiglia arriva da lontano, un trattamento intensivo SPINPlay© può concentrare osservazione, intervento e confronto con i genitori in un periodo definito. L’indicazione, la frequenza e gli obiettivi vengono stabiliti sul singolo bambino.

Quando chiedere un approfondimento

È utile richiedere una valutazione quando le difficoltà persistono, limitano autonomia, gioco, scuola o vita sociale, oppure provocano forte frustrazione ed evitamento. In presenza di regressione, dolore, debolezza, asimmetrie marcate o perdita di abilità già acquisite è necessario rivolgersi al pediatra.

Prenota un colloquio informativo per capire quale tipo di valutazione sia più adatto.

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