26 Luglio 2018

RIFLESSI PRIMITIVI: COSA SONO E PERCHÈ SONO IMPORTANTI NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO (PRIMA PARTE)

 

COS’È UN RIFLESSO?

 

Un riflesso è una risposta motoria automatica ad un particolare stimolo (sensoriale o motorio) o ad una combinazione di stimoli. Ad esempio, quando una mamma tocca la guancia del suo bambino (stimolo tattile), si attiva un riflesso per cui lui gira la testa verso lo stimolo e apre la bocca, tirando fuori la lingua, pronto per la suzione: è il Riflesso di Ricerca e Suzione. I riflessi controllano tutte le funzioni che regolano il nostro corpo, anche quando non ci rendiamo conto che stiamo ricevendo informazioni sensoriali (ad esempio il respiro, il battito cardiaco e la pressione sanguigna).

I riflessi intervengono anche per proteggerci da situazioni pericolose o dolorose (ad esempio, quando sperimentiamo una sensibilità al caldo o al freddo o in circostanze in cui si innescano reazioni cosiddette di “attacco o fuga”).

COSA SONO I RIFLESSI PRIMITIVI?

 

I riflessi primitivi sono risposte motorie stereotipate automatiche, controllate dal tronco encefalico, a stimoli esterni o interni.

Questi riflessi gettano le basi per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino, responsabile della processazione di informazioni tattili, visive, gustative, olfattive e uditive. Se il sistema nervoso non si sviluppa in modo appropriato, il bambino avrà difficoltà a processare e interpretare le informazioni provenienti da uno o più sensi. Questi riflessi sono essenziali per lo sviluppo del controllo della testa, del tono muscolare, dell’integrazione sensoriale e del raggiungimento di tutte le tappe evolutive.

Tutti i sensi, ad eccezione dell’olfatto, inviano segnali ad aree specifiche del tronco encefalico, rappresentate dai nuclei nervosi. Questi processano le informazioni sensoriali, le integrano con le informazioni provenienti da altri sensi e le inviano ai centri cerebrali superiori. I nuclei vestibolari, che ricevono non solo informazioni di tipo vestibolare, ma anche provenienti da altri sensi, soprattutto tattili e propriocettive, rivestono un ruolo molto importante nel mantenimento del tono muscolare. Un’insufficiente stimolazione del tronco encefalico da parte di input tattili, vestibolari e propriocettivi, determinerà uno scarso tono dei muscoli estensori del corpo. Per questo motivo, è fondamentale che il bambino venga toccato, abbracciato, cullato e che gli venga permesso di muoversi liberamente nell’ambiente.

Queste stimolazioni inviano segnali ai nuclei vestibolari attraverso gli organi di senso, per cui una loro mancanza farà sì che il bambino sviluppi uno scarso tono muscolare, con difficoltà a sollevare la testa e il torace e a muoversi nell’ambiente. Questo, a sua volta, ridurrà ulteriormente le stimolazioni sensoriali, in una sorta di circolo vizioso. Spesso questi bambini presentano un’eccessiva lassità articolare, hanno una respirazione superficiale a causa della postura ricurva e col tempo possono sviluppare un Disturbo dell’Attenzione conseguente ad un insufficiente “arousal” della neocorteccia mediato dalla Formazione Reticolare.

L’attività motoria del feto dipende dai riflessi primitivi. Alcuni di essi sono presenti alla nascita (alcuni aiutano il bambino a muoversi nel canale del parto), altri si sviluppano successivamente. Questi riflessi controllano le abilità motorie del neonato e dovrebbero maturare e alla fine “scomparire”, inibiti dai gangli della base, con la crescita del bambino, per lasciare il posto ad altri riflessi (Riflessi Posturali), che si sviluppano quando il bambino comincia a gattonare, camminare, raggiungere e afferrare oggetti e parlare.

“Compiendo movimenti ritmici, il neonato inibisce e integra questi riflessi uno dopo l’altro” (Harald Blomberg).

Ogni bambino dovrebbe usare ciascun riflesso primitivo in un momento preciso dello sviluppo. Ogni riflesso è necessario per sviluppare aree cerebrali superiori e serve ad uno scopo specifico per un determinato periodo di tempo. Se questi riflessi non vengono integrati o rimangono “attivi” o “trattenuti”, possono interferire con lo sviluppo cerebrale del bambino e con l’apprendimento, potendo contribuire all’insorgenza di ADHD, Autismo, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, problemi uditivi, visivi e comportamentali.

 

COSA PUÒ CAUSARE UNA MANCATA INTEGRAZIONE DEI RIFLESSI PRIMITIVI?

 

Spesso la presenza di riflessi ancora attivi può essere la conseguenza di problemi verificatisi alla nascita. Un neonato in cui i riflessi primitivi non si sono sviluppati in modo corretto, avrà maggiori difficoltà ad inibirli in tempo rispetto ad un neonato in cui lo sviluppo e la maturazione sono avvenuti in modo fisiologico. È il caso dei bambini prematuri e di quelli nati con parto cesareo o con l’uso del forcipe o della ventosa.

Nei prematuri, molti riflessi primitivi possono non essersi sviluppati, perché in un’incubatrice il bambino non riceve stimoli tattili, propriocettivi e vestibolari come nell’utero materno. Questo ne ritarderà la maturazione.

Inoltre, molti bambini oggi nascono con parto cesareo e questo impedisce loro di vivere tutto ciò che accade durante il parto. È durante la nascita, infatti, che molti dei riflessi primitivi vengono stimolati, perché necessari al passaggio attraverso il canale del parto, e questo è fondamentale per la loro maturazione.

La presenza di riflessi primitivi può essere, inoltre, dovuta al fatto che ci siano ostacoli interni (ad es. scarso tono muscolare e incapacità a  sollevare la testa) o esterni, per cui il bambino non riesce a compiere alcuni movimenti: ad esempio non passa sufficiente tempo in posizione prona, “sulla pancia”, o non ha abbastanza spazio per strisciare e gattonare. Alcuni adulti limitano la possibilità del bambino di muoversi liberamente, impedendogli di trascorrere tempo sul pavimento e cercando di accelerarne lo sviluppo motorio mettendolo in seggiolini per l’auto, passeggini, girelli, prima ancora che sia in grado di stare seduto da solo. Il bambino segue, infatti, un programma “predefinito” di sviluppo motorio  e di integrazione dei riflessi. Ad esempio, trascorrendo tempo sufficiente in posizione prona, rafforzerà i muscoli estensori della schiena e del collo; dopo circa un mese dalla nascita, giacendo in questa posizione, comincerà ad integrare il Riflesso Tonico Labirintico sollevando la testa. Grazie poi alla stimolazione del tronco encefalico operata dai movimenti del bambino, la forza dei muscoli estensori della schiena aumenta, consentendo al torace e alle gambe di sollevarsi automaticamente quando viene alzata la testa: si sviluppa così il Riflesso di Landau.

Infine, può accadere che in bambini nati senza alcun problema, i riflessi primitivi non vengano integrati a causa di danni cerebrali successivi alla nascita.

La mancata integrazione dei riflessi primitivi ostacola lo sviluppo dei riflessi posturali, necessari per la nostra stabilità e la nostra capacità di mantenere l’equilibrio mentre siamo in ginocchio, in posizione quadrupedica, o seduti o in posizione eretta. Essi ci permettono di muoverci in modo automatico, gattonando, camminando o correndo o alzandoci dalla posizione seduta o sdraiata.  Anche quando i riflessi posturali si sono sviluppati, i riflessi primitivi rimangono  a livello del tronco encefalico, sebbene dovrebbero rimanere inattivi. Essi riappaiono quando l’effetto inibitorio  dei nuclei della base si interrompe per qualche ragione. Questo è esattamente ciò che succede nel Morbo di Parkinson.

Secondo la Dott.ssa Svetlana Masgutova, psicologa russa che ha creato un suo metodo noto come “The Masgutova Method of Neuro-Sensory-Motor and Reflex Integration”, i riflessi neonatali in realtà non scompaiono né vengono inibiti, ma vengono integrati in pattern di movimenti maturi che sono fondamentali per un ottimale sviluppo motorio, cognitivo e sociale. La maturazione e l’integrazione del sistema dei riflessi è, infatti, importante soprattutto per la costruzione della motivazione, del controllo, del pensiero astratto, della creatività e del comportamento intenzionale necessari per il raggiungimento di abilità accademiche.

I riflessi primitivi che più frequentemente si possono riscontrare ancora attivi sono:

·       Riflesso di Retrazione (o Risposta per paralisi da Paura, Kaada, 1988)

·       Riflesso di Moro

·       Riflesso Spinale di Galant

·       Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale (RTAC)

·       Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale (RTSC)

·       Riflesso Tonico labirintico

 

I riflessi primitivi del bambino sono strettamente connessi con i suoi sistemi di processazione sensoriale. In particolare:

  • il Sistema Vestibolare è connesso con i riflessi: di Moro, Tonico Asimmetrico Cervicale, Tonico Simmetrico Cervicale, Tonico Labirintico
  • il Sistema Tattile è connesso con i riflessi: di Moro e di Galant
  • il Sistema Uditivo è connesso con i riflessi: di Moro, Tonico Labirintico, Galant, Tonico Asimmetrico Cervicale
  • il Sistema Visivo è connesso con i riflessi: di Moro, Tonico Labirintico, Tonico Asimmetrico Cervicale, Tonico Simmetrico Cervicale

 

RIFLESSI E APPRENDIMENTO

 

Quando un bambino comincia ad andare a scuola, si dà per scontato che sappia stare seduto fermo al banco, prestare attenzione, tenere in mano una penna, usare gli occhi per seguire le parole o scrivere. Per molti bambini, queste abilità risultano naturali e le apprendono senza difficoltà. Tuttavia, se un bambino presenta riflessi primitivi trattenuti, anche compiti semplici possono risultare di difficile esecuzione, perché vengono a mancare quelle abilità mentali e fisiche che sono necessarie per conseguire i livelli più elevati di apprendimento.

È molto importante ricordare che esiste una  connessione ben definita tra corpo e cervello.

Il corpo si comporta come un ricevitore di informazioni in cui le conoscenze vengono immagazzinate ed espresse. Se il corpo non può funzionare in modo appropriato perché il bambino ha un riflesso primitivo mantenuto che fa sì che la sua attenzione sia focalizzata su tutti i rumori o altri stimoli distraenti presenti intorno a lui, il cervello non potrà focalizzarsi sulla lettura, sulla scrittura, sull’ascoltare l’insegnante e non avrà la maturità emotiva per agire in maniera razionale in situazioni stressanti.

Affinché un bambino o uno studente possano sviluppare le connessioni neurali necessarie per raggiungere livelli superiori di apprendimento, il corpo deve fungere da veicolo.

Il movimento è alla base dell’apprendimento

La parola, il linguaggio, il comportamento, le emozioni e l’attenzione sono tutti in qualche modo collegati al funzionamento del sistema motorio.

Passiamo ora in rassegna i riflessi primitivi di più frequente riscontro. In questo articolo parleremo del Riflesso di Retrazione e del Riflesso di Moro. Nel prossimo, affronteremo i riflessi di Galant, Tonico Asimmetrico Cervicale, Tonico Simmetrico Cervicale, Tonico Labirintico e il Riflesso di Prensione.

 

RIFLESSO DI RETRAZIONE (FEAR PARALYSIS REFLEX)

 

Il riflesso di Retrazione è uno dei primi riflessi che emerge quando l’embrione si sta sviluppando nell’utero materno, all’incirca tra la quinta e l’ottava settimana di gestazione. Durante questo stadio, l’embrione reagisce allo stress e alla stimolazione mediante una risposta di  retrazione e blocco. In condizioni normali, dovrebbe essere inibito prima della ventesima settimana dal concepimento e dovrebbe integrarsi nel riflesso di Moro. Se il riflesso di Retrazione non viene inibito, anche il riflesso di Moro rimarrà attivo potendo così innescare un effetto a catena anche sugli altri riflessi. È questo il motivo per cui il bambino spesso conserva più di un riflesso primitivo e ha difficoltà in diverse aree dell’ apprendimento.

In realtà non si tratterebbe di un vero e proprio riflesso primitivo poiché non viene evocato dai sensi, che non si sono ancora sviluppati. Dovrebbe essere considerato come una reazione allo stress da parte delle cellule del feto. È un riflesso atavico presente in tutto il regno animale, evocato dalla paura conseguente ad uno stimolo minaccioso percepito come pericolo e che l’organismo non è in grado di affrontare, tipicamente nel confronto tra predatori (Kaada, 1987). Si tratta di una reazione estrema allo spavento che consiste in una reazione immediata di blocco, di “paralisi motoria” (prolungata e generalizzata immobilità), bradicardia (rallentamento del battito cardiaco, che può arrivare fino all’asistolia e ad aritmie cardiache fatali), diminuzione della pressione sanguigna ed estrema paura, mediate da un’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico. “Una risposta simile si può osservare in alcuni animali, come il coniglio, che rimangono immobili, come congelati, quando vengono spaventati, fin quando la minaccia non è più presente” (Sally Goddard,  Reflex, Learning and Beahvior, a window into the child’s mind).

Il riflesso di Retrazione svolge un ruolo protettivo sia per la madre che per il feto: quando la madre incontra uno stimolo minaccioso, il feto va incontro ad un’improvvisa perdita della funzione motoria. Questo permette alla mamma di impiegare tutte le sue risorse per rispondere alla minaccia, ma ciò può causare un danno severo al sistema nervoso del bambino. Il ruolo protettivo nei confronti del feto si estrinseca riducendo la sua esposizione agli ormoni rilasciati nell’organismo materno in condizioni di stress. È come se il bambino entrasse in “modalità di sopravvivenza” (Brandes, The Symphony of Reflexes).

Kaada afferma che questo riflesso potrebbe giocare un ruolo significativo nel determinare la SIDS (“morte in culla”). In quest’ ottica il riflesso di Moro potrebbe costituire il meccanismo di disabilitazione della reazione intrauterina. Il riflesso di Retrazione induce, infatti, un allontanamento dallo stimolo minaccioso e rallenta il metabolismo, mentre il riflesso di Moro determina, al contrario, una stimolazione del sistema Nervoso Simpatico che produce un’immediata attivazione, mediata dal rilascio di adrenalina e cortisolo. In questa ipotesi, è importante che nei primi mesi di vita del neonato, il riflesso di Moro sia completamente sviluppato (grazie all’integrazione del riflesso di Retrazione), al fine di proteggere il neonato da una risposta di ritirata eccessiva nei confronti di situazioni considerate minacciose.

Fattori stressanti che possono impedire l’integrazione di questo riflesso sono: radiazioni elettromagnetiche, metalli pesanti e altre sostanze tossiche e condizioni di stress per la madre. Se il feto è sottoposto a condizioni estremamente stressanti, il riflesso può essere costantemente evocato e questo ne impedisce l’integrazione.

 

SEGNI DELLA PRESENZA DI UN RIFLESSO DI RETRAZIONE TRATTENUTO

 

I bambini e gli adulti con un riflesso di Retrazione attivo possono presentare:

  •        Ipersensibilità alle stimolazioni sensoriali (tattili, uditive, visive, vestibolari, propriocettive e talvolta olfattive e gustative)

  •        Problemi di equilibrio (legati anche ad una associata presenza del riflesso Tonico Labirintico), goffaggine, difficoltà negli sport

  •        Difficoltà di percezione visiva –  non capiscono cosa c’è di fronte a loro (ad esempio una palla che si avvicina, oppure possono avere difficoltà a prendere appunti dalla lavagna)

  •        Ansietà, paura cronica, fobie (reali o immaginarie) e possibili attacchi di panico

  •        Evitamento di situazioni sociali

  •        Depressione/isolamento

  •        Estrema timidezza

  •        Paura della separazione dalle persone care e attaccamento eccessivo

  •        Mutismo selettivo

  •        Respirazione superficiale e difficoltà di respirazione

  •        Problemi nel contatto oculare: per i bambini o gli adulti in cui questo riflesso è ancora attivo, guardare un’altra persona negli     occhi,  può risultare  particolarmente stressante. Alcuni imparano a compensare guardando intensamente negli occhi le altre persone spesso senza sbattere le palpebre

  •        Scarsa tolleranza allo stress con segni di “freezing”, di blocco,  quando si trovano in situazioni stressanti

  •        Comportamenti aggressivi o con tendenza al controllo

  •        Tensione muscolare a livello del collo e delle spalle

 

RIFLESSO DI MORO

 

Il Riflesso di Moro emerge intorno alle 9-12 settimane dopo il concepimento e continua a svilupparsi durante la gravidanza, in modo da essere completamente presente alla nascita. Normalmente dovrebbe essere integrato tra i 2 e i 4 mesi dopo il parto. Quando il Riflesso di retrazione non è inibito, lo sviluppo e la conseguente integrazione del Riflesso di Moro saranno ostacolati, per cui generalmente nel bambino si riscontreranno entrambi attivi. Inoltre, il Riflesso di moro è connesso con tutti i sistemi sensoriali e questa è la ragione per cui molti bambini con Disturbo di Integrazione Sensoriale spesso presentano questo riflesso ancora attivo.

I bambini usano questo riflesso come un meccanismo di sopravvivenza in presenza di una potenziale minaccia. Costituisce una risposta automatica ad un improvviso cambiamento nella stimolazione sensoriale.

Fattori scatenanti possono essere rappresentati da  forti e spiacevoli stimolazioni:

·       vestibolari: ad esempio un improvviso cambiamento della posizione della testa

·       uditive: rumori intensi

·       visivi: improvviso movimento o cambiamento di luce nel campo visivo

·       tattili: dolore, improvviso cambiamento di temperatura, sensazioni tattili spiacevoli o il fatto di essere sollevato in modo molto brusco

Il bambino ha una reazione molto caratteristica: rapida inspirazione associata ad una brusca estensione e abduzione degli arti superiori con apertura delle mani, paralisi e spavento momentaneo, seguiti da una flessione degli arti superiori sul tronco (come di aggrappamento), con chiusura delle mani a pugno, associati ad un’espirazione e pianto.

Il suo ruolo, come meccanismo di sopravvivenza nei primi mesi di vita, è quello di allertare e chiedere aiuto.

Inoltre, nell’utero, il Riflesso di Moro aiuta il bambino ad allenare i muscoli respiratori. Quando l’ostetrica scatena questo riflesso nel neonato per stimolare la respirazione (ad esempio lasciando che la testa cada leggermente all’indietro), il bambino inizierà a piangere. Nei prematuri, nati prima della trentesima settimana, questa risposta non può essere elicitata perché il riflesso non si è ancora completamente sviluppato.

Dopo i 4 mesi, la risposta allo spavento dovrebbe essere modificata, per cui in presenza di un evento improvviso o inaspettato, il bambino dovrebbe alzare le spalle, ruotare la testa alla ricerca dell’origine del “pericolo” e, una volta identificata, dovrebbe compiere una “decisione corticale” (consapevole) decidendo se rispondere ad essa o ignorarla, continuando a fare ciò che stava facendo.

Quando il Riflesso di Moro viene attivato, i meccanismi di difesa dell’organismo vengono immediatamente allertati, mediante un’attivazione del Sistema Nervoso Simpatico che determina:

·       rilascio di adrenalina e cortisolo (ormoni da stress)

·       tachipnea (aumento della frequenza respiratoria)

·       tachicardia (aumento della frequenza cardiaca)

·       aumento della pressione sanguigna

Rappresenta la prima forma di risposta “fight or flight” (lotta o fuga) e può occasionalmente emergere nell’adulto in situazioni estreme di stress emotivo, fisico o ambientale.

Un Riflesso di Moro ancora attivo mantiene il bambino in uno stato di allerta costante, caratterizzato da una persistente produzione di adrenalina e cortisolo che aumentano la sua sensibilità e reattività innescando un circolo vizioso.

“Mentre gli altri riflessi tendono ad influenzare specifiche abilità, il Riflesso di Moro ha un impatto globale sul profilo emozionale del bambino” (Sally Goddard)

SEGNI DELLA PRESENZA DI UN RIFLESSO DI MORO ATTIVO

 

MOTORI

 

·       Problemi vestibolari: cinetosi (mal d’auto), scarso equilibrio e problemi di coordinazione

·       Difficoltà ad afferrare una palla o a processare stimoli visivi che si avvicinano rapidamente

·       Tensione muscolare

·       Scarsa resistenza

 

UDITIVI

 

·       Ipersensibilità verso specifici suoni

·       Difficoltà a ignorare rumori di sottofondo

·       Difficoltà a prestare attenzione

 

VISIVI

 

  • Ridotta reazione pupillare alla luce, foto-sensibilità

  • Problemi nel tracking visivo e nel mantenere l’attenzione visiva nella lettura

  • Problemi oculomotori e visuo-percettivi (hanno difficoltà a leggere dalla lavagna), soprattutto legati ad un effetto “stimulus bound”, ovvero all’incapacità di ignorare stimoli irrilevanti in un determinato campo visivo, per cui l’occhio è catturato dai bordi esterni delle forme, mentre ha difficoltà a mantenere l’attenzione visiva nel campo centrale, caratteristica questa propria del neonato. Infatti nei primi due mesi di vita, il sistema visivo è ancora immaturo e deve imparare a processare le informazioni visive come nell’adulto. Gli occhi del neonato tendono a essere attirati da tutto ciò che è luminoso e che si muove all’interno del suo campo visivo e tendono a fissare un punto sul perimetro di una forma, guardando il mondo non come un intero ma in modo frammentato. Dopo i 4 mesi, quando il Riflesso di Moro viene integrato, l’abilità del bambino a mantenere l’attenzione visiva centrale migliora.

  •  Difficoltà a leggere scritte nere su un foglio bianco e maggior affaticabilità sotto una luce fluorescente

 

COMPORTAMENTALI

 

  • Insicurezza

  • Ansietà e fobie

  • Instabilità emotiva, oscillazioni dell’umore

  • Scarsa adattabilità ai cambiamenti

  • Scarsa tolleranza a eventi inaspettati: ad esempio, rumori improvvisi, luci forti ecc…

  • Tendenza a trattenere le emozioni, che può sfociare a volte in crisi emotive (perché le emozioni non possono più essere           trattenute) o nello sviluppo di sintomi conseguenti ad una somatizzazione come mal di testa, problemi digestivi ecc…

  • Scarsa autostima

  •  Facile distraibilità

  •  Tendenza ad essere sia molto attivi che esausti

  •  Scarso controllo degli impulsi che può portarli ad essere aggressivi

 

ALTRE CARATTERISTICHE

 

  •  Allergie; aumentata suscettibilità alle infezioni (si ammalano facilmente), come conseguenza del fatto che il soggetto si trova costantemente in una modalità “fight or flight”: questa reazione comincia nell’Amigdala (una struttura cerebrale, che fa parte del Sistema Limbico, situata nel lobo temporale, coinvolta nelle emozioni e nella motivazione), che innesca una risposta neurale nell’Ipotalamo. Segue un’attivazione dell’ Ipofisi che determina rilascio dell’ormone ACTH, che stimola la corticale del surrene a produrre cortisolo, che aumenta la pressione sanguigna, la glicemia e deprime il sistema immunitario, mentre la midollare, attivata dal Sistema Nervoso simpatico, produce adrenalina che determina aumento del battito cardiaco, dilatazione delle pupille (midriasi), aumento della sudorazione, e accelerazione del metabolismo al fine di produrre energia. Una costante stimolazione delle ghiandole surrenaliche, con conseguente produzione di ormoni da stress, determina una riduzione delle difese immunitarie, con aumentata suscettibilità alle infezioni, ad allergie o reazioni avverse  a farmaci

  •  Desiderio intenso di zuccheri, perché tendono a bruciarli velocemente e questo può peggiorare i cambiamenti d’umore

  •  Sensibilità ad alcuni cibi (selettività alimentare, evitano alcuni cibi, alcune consistenze)

 

Si tratta, dunque, di bambini che tendono ad attaccarsi a ciò che è a loro familiare, che non amano i cambiamenti e spesso tentano di manipolare persone e situazioni allo scopo di mantenere un certo controllo. Sono spesso molto intelligenti, ma hanno difficoltà a rispondere in maniera adattiva alle situazioni. Spesso è presente una discrepanza tra abilità verbali, emotive e comportamentali e questo causa problemi nelle relazioni con i coetanei. Il bambino “guidato” da Riflesso di Moro può apparire timoroso, con tendenza all’evitamento, o al contrario prepotente e con tendenza al controllo. Questo riflesso si può riscontrare in adulti con ansietà e attacchi di panico.

Erika Certosino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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