11 Gennaio 2022

Le emozioni nei bambini: come aiutarli?

Perché etichettare le emozioni di un bambino può ritorcersi contro (che cosa invece possiamo fare)

 

Traduzione e premessa a cura di Rossana Giorgi

Non vedevo l’ora di tradurre un altro articolo della collega americana Mona Delahooke.

Partire da questo argomento mi motiva moltissimo in quanto, nella mia esperienza clinica e famigliare, credo che ci sia molto bisogno di “accudire”, comprendere e lavorare con le emozioni dei nostri bambini. Tutt’altro che semplice.

Ed è una cosa che noi terapisti DIRFloortime sperimentiamo fin da subito con le famiglie dei bambini che trattiamo, in particolare con i nostri bambini nello spettro autistico, spesso in balia delle proprie emozioni. Fin dalle prime sedute cerchiamo di aiutare i genitori , in modo concreto, a gestire e co-regolare le emozioni dei proprio figli in quanto sappiamo che la base per apprendere è proprio la regolazione.

Buona lettura.

Ogni genitore l’ha fatto. Vedi che tuo figlio o adolescente si trova in difficoltà in una situazione e cerchi di aiutarlo a capire le proprie emozioni: “Sembri arrabbiato”. “Ti senti davvero frustrato.” “Vedo che sei arrabbiato.” Ma invece di calmare il bambino, tali parole fanno da innesco. “Non lo sono!” risponde il bambino. “Non sai come mi sento!” O semplicemente: “Stai zitto!”

Quando di recente ho intervistato centinaia di genitori su questo fenomeno, più di quattro su cinque hanno ammesso che etichettare le emozioni di un bambino spesso si ritorce contro. Perché semplicemente mettere un’etichetta sull’emozione del bambino lo rende ancora più agitato?

Ecco alcuni motivi:

  • Valenza negativa. Per prima cosa, i bambini capiscono fin dalla tenera età che la nostra cultura tratta alcune emozioni come positive e altre come negative. Quindi, quando un genitore suggerisce che un bambino sta vivendo un’emozione negativa (arrabbiato, triste, geloso, frustrato), potrebbe sentire che gli stai dando la colpa.
  • Oltrepassare il confine. In secondo luogo, fin da piccoli, i bambini sviluppano un senso di autonomia. Quando suggeriamo come potrebbero sentirsi, potrebbero sentirsi intrusi e sulla difensiva. Vogliono dare un nome alle proprie emozioni e potrebbero sentire che abbiamo oltrepassato un limite.
  • Mancanza di ragionamento simbolico. Inoltre, i bambini piccoli non hanno la capacità innata di collegare le sensazioni del loro corpo con il significato emotivo. Hanno bisogno di sviluppare un ragionamento simbolico, la capacità di far si che una cosa ne rappresenti un’altra. Quando etichettare le emozioni si ritorce contro, potrebbe essere perché il bambino non ha ancora costruito ponti tra i sentimenti di base nel corpo e le parole. Quindi, quando etichettiamo un’emozione, è come annaffiare il terreno senza prima piantare semi.
  • Stato fisiologico. Infine, un bambino deve essere in uno stato fisiologico sufficientemente calmo per ascoltare ed elaborare qualsiasi cosa diciamo. Il sistema nervoso autonomo corre lungo diversi percorsi che supportano l’ingaggio sociale, reazioni di attacco-fuga o di chiusura (tra le altre risposte).

 

Date tutte queste ragioni, quale modo migliore per aiutare i nostri figli quando stanno vivendo varie emozioni?

  • Concentrati prima sulla tua sintonizzazione. Tendiamo a guidare con le parole, ma ciò di cui un bambino in difficoltà ha più bisogno è una calda presenza, espressa attraverso il nostro linguaggio del corpo. Sperimenta i tipi di presenza che calmano il sistema nervoso di tuo figlio. Usa la tua presenza per far passare le grandi ondate di emozioni e dare al bambino il messaggio che sei in grado di tollerare la sua angoscia.
  • Usa parole semplici. Quando un bambino è profondamente turbato, puoi anche usare parole semplici per esprimere che il bambino è al sicuro e che sei con lui. Il sistema nervoso autonomo del bambino in difficoltà desidera sentirsi al sicuro. Less is more (“meno fai meglio è).
  • Inizia con il nurturing e la curiosità, non con le etichette. “Oh tesoro, vediamo cosa sta succedendo, puoi descrivermelo?” “Di cosa hai bisogno in questo momento, come posso aiutarti?” Il fondamento della consapevolezza dei propri sentimenti di base è la capacità di osservare se stessi. Modella questo mostrando a tuo figlio come osservare se stessi. Quindi alimenta in loro questa capacità, attraverso l’accettazione e una presenza solida, qualunque cosa accada.

Mentre etichettare le emozioni troppo presto può facilmente ritorcersi contro, una volta che un bambino è pronto, l’alfabetizzazione emotiva fornisce molti benefici alla salute mentale e fisica. Mi concentrerò su come coltivare le emozioni e sulla capacità di parlarne, tra gli altri argomenti, nei webinar e nei post futuri e nel mio prossimo libro, Brain-Body Parenting, disponibile ora per il preordine. 

Mona Delahooke.

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Per leggere l’articolo originale clicca qui.

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