3 Aprile 2019

MISOFONIA: UN’INTERVISTA AL DOTT. SUKHBINDER KUMAR

PREMESSA

 

Il termine Misofonia è stato introdotto in letteratura nel 2002, dal gruppo di lavoro di Pawel Jastreboff per indicare quei pazienti che reagivano negativamente solo verso determinati suoni e non riportavano miglioramenti quando trattati come iperacusici (Jastreboff & Jastreboff, 2014). Pur avendo in comune con l’iperacusia (ipersensibilità uditiva generica) una ridotta tolleranza ai suoni, la Misofonia se ne differenzia  per la presenza di importanti reazioni emotive, generalmente rabbia, disgusto o ansia, in risposta a stimoli uditivi specifici.

Il termine deriva dalle parole greche misos (odio) e phoné (voce) e significa “odio del suono”.

Nella Misofonia, diversamente da quanto accade nell’iperacusia, la reazione dipende dal contesto in cui il suono è presente o dalla persona che lo emette e non dalle caratteristiche fisiche del suono stesso (Jastreboff & Jastreboff, 2014). I suoni comunemente riconosciuti come trigger sono quelli prodotti dalla bocca (ad es. masticare, ingoiare), dal naso (ad es. starnutire, respirare) e altri ripetitivi come il giocare con il click della penna o il rumore prodotto quando si digita sulla tastiera del computer (Eldestein et al., 2013; Jastreboff & Jastreboff, 2014; Schröder et al., 2013). Ciascun paziente reagisce in maniera differente in base al contesto in cui il suono viene percepito.

Generalmente la Misofonia comincia a manifestarsi durante l’infanzia o l’adolescenza, talvolta inficiando le prestazioni accademiche (Edelstein et al., 2013; Schroder et al., 2013).

In aggiunta alla reazione emotiva, i pazienti spesso riportano  una sensazione ingravescente di pressione a livello del torace, accompagnata dal desiderio di fermare la persona che produce quel suono. Tendono ad allontanarsi dall’evento trigger e, seppur raramente, possono manifestare reazioni violente verso la persona che emette il suono o compie determinati gesti (Bernstein et al., 2013). Caratteristica è l’associazione di reazioni fisiche come: tachicardia, ipertensione, rigidità muscolare, dispnea, sudorazione, ipertermia (Cavanna & Seri, 2015).

Comunque, poiché il paziente non è mai sicuro su quando lo stimolo trigger si manifesterà, vive in un perenne stato di ansietà, iperfocalizzato nell’attesa di questo stimolo, evitando determinate situazioni, persone e cibi che sa che possono causarlo. Nei casi più gravi, la qualità di vita è compromessa, caratterizzata da evitamenti e difficoltà nella gestione delle relazioni interpersonali (Bernstein et al., 2013; Cavanna & Seri, 2015).

Di seguito, la traduzione di un’interessante intervista al Dott. Sukhbinder Kumar.
 

Studio rivoluzionario sulla Misofonia: Un intervista con Sukhbinder Kumar

 Jennifer Jo Brout, PsyD and Michael Mannino, PhD candidate

Il Dott. Sukhbinder Kumar e il suo team dell’Istituto di Neuroscienze all’Università DI  Newcastle e del Wellcome Centre for Neuroimaging all’University College London (UCL), a Londra, ha pubblicato uno studio rivoluzionario sulla Misofonia, apparso sulla rivista scientifica Current Biology.

Cosa rende “rivoluzionario” questo studio?

In un’intervista, il Dott. Kumar spiega le caratteristiche di questo studio e quali sono le implicazioni per le persone affette da Misofonia. Egli afferma che le scoperte del suo team mettono in evidenza  come la “Misofonia rappresenti un disturbo reale”.

In particolare, servendosi di immagini ottenute con la RMN, il team di Kumar ha rilevato alcune differenze nel cervello di soggetti con Misofonia. Lo studio ha evidenziato numerose importanti scoperte.

In prima istanza, nei soggetti con Misofonia, c’è una significativa differenza nella connessione a livello del lobo frontale tra gli gli emisferi cerebrali. Questa differenza sembra essere dovuta ad una maggior mielinizzazione a livello della corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC). La vmPFC è situata quasi al di sopra della cavità oculare ed è coinvolta nella processazione e nella regolazione di emozioni come paura ed  empatia e nella capacità di prendere decisioni.

“La maggior mielinizzazione in questa area del cervello nei soggetti con Misofonia suggerisce la presenza di connessioni anomale”.

La guaina mielinica avvolge gli assoni dei neuroni. Agisce come materiale di isolamento, impedendo la diffusione dell’eccitamento agli assoni adiacenti e aumenta la velocità di conduzione degli impulsi elettrici lungo le fibre nervose. In sua assenza, le cellule nervose non potrebbero comunicare in modo corretto.

Inoltre, la corteccia prefrontale ventromediale è fondamentale per comprendere la Misofonia, perché fa parte di un complesso network di connessioni tra numerose altre aree cerebrali. Essa riceve le informazioni sensoriali, le elabora e influenza il funzionamento di molte altre aree cerebrali, incluse quelle coinvolte nella memoria, nell’olfatto e, molto importante, l’amigdala (dove sono mediate le risposte di attacco o fuga e dove vengono selezionati gli stimoli più rilevanti).

Il Dott. Lorenzo Dìaz-Mataix (LeDoux Lab, NYU) commenta:

Nello studio che stiamo conducendo, noi esploriamo le diverse risposte individuali, indotte nei roditori, da stimoli uditivi (che loro associano ad una minaccia). Questo stimolo uditivo minaccioso genera così risposte comportamentali mediate dall’amigdala (freezing), attivazione del Sistema Nervoso Autonomo (aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna) e il rilascio di ormoni dello stress. Queste risposte neurali, comportamentali, autonomiche ed endocrine variano a seconda del soggetto: alla somministrazione dello stesso stimolo, alcuni topi manifestano reazioni intense e altri, invece, reagiscono debolmente. Questo lavoro correla con lo studio di Kumar poiché l’Insula è collegata direttamente con l’Amigdala. Noi crediamo che i nostri esperimenti possano completare e accrescere la comprensione dei circuiti cerebrali che sottendono ai sintomi collegati all’elaborazione degli stimoli minacciosi in condizioni psichiatriche, inclusa la Misofonia”.

Da questo studio è emerso anche che una delle aree principali coinvolte nella selezione degli stimoli considerati “rilevanti” (la corteccia insulare anteriore, o AIC), mostra una maggiore attivazione nei soggetti con Misofonia che rispondono a stimoli uditivi. La corteccia insulare anteriore è implicata nell’elaborazione delle emozioni e nell’integrazione di stimoli sensoriali (come ad esempio i suoni) provenienti sia dall’ambiente esterno che dall’interno del corpo.

Selezionare gli stimoli “salienti”, cioè rilevanti, significa prestare attenzione a stimoli che si discostano da quelli di fondo. Cosa molto  importante, quest’area ha mostrato connessioni funzionali anomale con altre regioni cerebrali altamente coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, inclusa l’amigdala, la vmPFC e la corteccia posteromediale (PMC), anch’essa coinvolta nella regolazione delle emozioni.

Il Dott. Kumar ipotizza che la difficoltà nel processare le informazioni sensoriali in questi network cerebrali porti a un “mismatch tra come una persona percepisce il proprio stato corporeo e come, invece, il suo stato corporeo è veramente”. Fa così riferimento ad un senso spesso trascurato, l”enterocezione”, che ci permette di percepire accuratamente i nostri stati corporei. Ad esempio, Kumar spiega come “una persona possa avvertire la sensazione di secchezza nella bocca, nonostante, in realtà, oggettivamente non abbia la bocca secca”. Il Dott. Kumar è molto interessato a queste scoperte e sta continuando le sue ricerche.

Ciò che emerge da questi studi è che a causa di questa connettività anomala, i soggetti affetti da Misofonia interpretano erroneamente i suoni trigger per cui il loro corpo reagisce come se fosse in presenza di una minaccia. L’Amigdala è l’area che raccoglie questa “mis” informazione e dice al corpo “facciamo qualcosa a riguardo”.

Il Dott. Kumar spera che questo studio aiuterà a guidare il trattamento. Gli interventi  terapeutici includono l’imparare strategie di auto-regolazione (per ridurre l’arousal del Sistema Nervoso). Inoltre, abbiamo parlato del potenziale della terapia di riconsolidamento della memoria, che sarebbe in grado di modificare le risposte fisiologiche al suono trigger. Queste tecniche sono state sviluppate nel laboratorio di Joseph LeDoux all’Università di New York e si sono rivelate efficaci nei roditori e, attualmente, vengono testate anche negli esseri umani con Disturbo da Stress Post-Traumatico e fobie.

Il Dott. Joseph LeDoux commenta: “Questo sembra essere uno studio importante che mostra come la corteccia insulare sia implicata nell’abnorme risposta uditiva riscontrabile nella Misofonia. Come evidenziato in questo studio, l’Insula è situata in una posizione tale da giocare un ruolo importante nel processare i suoni ed elaborarli come “minacce”, dal momento che oltre a ricevere gli stimoli uditivi, è anche connessa con l’amigdala  e con aree corticali mediali. Mi ha sorpreso il dato, emerso da questo studio, secondo il quale l’Insula anteriore risulti essere responsiva nei confronti di stimoli uditivi, dal momento che generalmente viene riscontrato come sia l’Insula posteriore la regione che risponde maggiormente agli stimoli sensoriali (inclusi quelli uditivi). In ogni caso, questo sembra essere un importante passo avanti nel comprendere i meccanismi cerebrali alla base della Misofonia”.

Il Dott. Kumar aggiunge che questo studio conferma come la Misofonia rappresenti un disturbo a sé stante. Non può essere classificato come un disturbo psichiatrico o neurologico specifico. Egli spiega che il confine tra disturbo psichiatrico e neurologico non è sempre così netto. “Molti disturbi psichiatrici hanno cause neurologiche e questa differenziazione può essere irrilevante”.

Erika Certosino

 

 

 

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