DIRFloortime® e co-regolazione: intervista a Jackie Bartell

Che cosa significa essere “regolati”? Perché un bambino può apparire tranquillo e, nello stesso tempo, essere poco disponibile alla relazione? Sono alcune delle domande affrontate nell’intervista a Jackie Bartell, DIR® Expert Training Leader, realizzata da Rossana Giorgi e Serena Suman.
La conversazione rimane attuale perché invita a non valutare lo stato del bambino soltanto dall’assenza di agitazione. Nel modello DIR® la regolazione è funzionale quando permette di essere presenti, interessati all’ambiente e disponibili allo scambio.
Calmo non significa necessariamente regolato
Un bambino regolato può essere attivo o quieto, ma mantiene una possibilità di contatto con ciò che accade. Un bambino immobile, passivo o ritirato può invece trovarsi in una condizione di sovraccarico o chiusura. Il comportamento esterno, da solo, non basta: occorre osservare qualità dello sguardo, iniziativa, tono corporeo, risposta alla voce e possibilità di tornare nello scambio.
Che cos’è la co-regolazione
La co-regolazione è il processo attraverso cui una persona aiuta l’altra a organizzare il proprio stato senza imporre una forma prestabilita di calma. Voce, ritmo, distanza, espressione, movimento e prevedibilità vengono modulati sulla risposta del bambino.
Non è una tecnica uguale per tutti. Per qualcuno è utile una voce bassa; per un altro il silenzio. Qualcuno cerca movimento e pressione; un altro ha bisogno di spazio. La domanda clinica non è “che cosa calma i bambini?”, ma “che cosa permette a questo bambino di ritrovare presenza e disponibilità alla relazione?”.
Il contributo del DIRFloortime®
Nel DIRFloortime® il professionista e il genitore seguono l’iniziativa del bambino, entrano nel suo interesse e costruiscono scambi progressivamente più ricchi. La relazione affettiva non è lo sfondo della seduta: è uno dei canali attraverso cui si sostengono regolazione, reciprocità, comunicazione e pensiero.
Questo non significa evitare limiti o richieste. Significa calibrarli affinché il bambino possa restare parte attiva dell’esperienza, invece di limitarsi a eseguire o ritirarsi.
Tre domande utili durante l’osservazione
- Il bambino è realmente disponibile oppure sta soltanto riducendo i segnali visibili?
- Che cosa cambia se modifichiamo ritmo, distanza, voce o intensità della proposta?
- Riesce a recuperare l’interazione dopo una difficoltà con il sostegno dell’adulto?
L’intervista offre spunti sia alle famiglie sia ai professionisti. Guardarla con queste domande aiuta a trasformare concetti teorici in osservazioni concrete.
Guarda l’intervista completa su YouTube.
Per approfondire: Il modello DIRFloortime®: cos’è e come funziona davvero.