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11 Agosto 2026

Attività sensoriali e autismo: la tecnica senza ragionamento clinico non basta

Attività sensoriali e autismo: la tecnica senza ragionamento clinico non basta

Quali attività sensoriali proporre a un bambino autistico? È una domanda comprensibile: si cerca qualcosa di concreto da portare in seduta. Ma la stessa attività può assumere significati diversi. Prima di scegliere un materiale, serve collegare ciò che il bambino sta facendo alla sua organizzazione corporea, al suo intento e alla possibilità di stare nello scambio.

Il passaggio decisivo è questo: che cosa sto osservando, quale lettura ne do e che cosa mi farà cambiare idea? Un repertorio di giochi può offrire possibilità. Il ragionamento clinico permette di decidere come usarle, quando adattarle e quando fermarsi.

A cura di Rossana Giorgi, TNPEE · Per professionisti dell’età evolutiva · Aggiornato il 15 settembre 2026.

Attività sensoriali: collegare conoscenze che studiamo separatamente

Nel lavoro di formazione incontro una difficoltà che conosco bene: si approfondisce la regolazione in un testo, l’elaborazione sensoriale in un altro, la prassia altrove. Poi, davanti al bambino, occorre tenere tutto insieme. La difficoltà non è soltanto sapere di più: è trovare il collegamento che orienta la prossima decisione.

Il DIR offre tre direzioni di lettura — sviluppo, differenze individuali e relazione — che nella seduta si incontrano continuamente. Per me approfondirle significa riuscire a spiegare perché, in quel momento, cambio ritmo, riduco le parole, modifico un sostegno oppure lascio più tempo all’azione del bambino.

Seguire l’iniziativa: che cosa stiamo seguendo?

L’ICDL descrive il seguire il bambino come un incontro con i suoi interessi e le emozioni che li sostengono. Il curriculum DIR 202 richiama esplicitamente intenzioni, motivazioni e scopi. Non è una semplice indicazione a ripetere la forma visibile del comportamento. ICDL: il principio del seguire; obiettivi formativi DIR 202.

Nei miei materiali uso l’espressione «seguire l’intento» per rendere operativo questo passaggio. Non significa che io possa conoscere immediatamente ciò che il bambino vuole. Significa cercare gli indizi nella sequenza e verificare la mia lettura attraverso la risposta che segue.

Un bambino corre nella stanza. Correre con lui potrebbe sostenere un invito a rincorrersi; potrebbe anche aggiungere un’intensità che non riesce a organizzare. La scelta non può dipendere soltanto dal fatto che stia correndo.

Guardo dove si orienta, come cambia la traiettoria, se mi cerca o si allontana, che cosa succede quando rallento, parlo meno o lascio uno spazio. La stessa azione osservata non autorizza una risposta clinica sempre uguale.

Scegliere le attività sensoriali: quattro passaggi clinici

1. Descrivere ciò che è accaduto

«Si copre le orecchie quando entrano altre persone e riprende il gioco nella stanza più tranquilla» comunica più di «è iper-reattivo». Una descrizione utilizzabile collega azione, contesto e cambiamento. Può essere condivisa con la famiglia, gli insegnanti e gli altri professionisti.

2. Tenere aperte le ipotesi

Mi chiedo quanto contribuiscano lo stato del momento, l’elaborazione delle informazioni, l’organizzazione del corpo, la comprensione della situazione e la relazione. Un’ipotesi non diventa vera perché è coerente con il modello che conosco: deve restare confrontabile con altre letture.

3. Scegliere una modifica leggibile

Posso rendere il ritmo più prevedibile, modificare la posizione, offrire un sostegno o ridurre il carico di parole. Quando possibile cambio una dimensione alla volta, così da leggere meglio la risposta. La direzione resta collegata a ciò che il bambino sta cercando di fare.

4. Osservare che cosa diventa possibile

Non mi fermo a «si è calmato». Guardo se riesce a riprendere l’azione, orientarsi, comunicare un’intenzione, tollerare uno scambio o trovare una soluzione. Anche una risposta inattesa è informativa: può chiedermi di rivedere l’ipotesi iniziale.

Attività sensoriali e regolazione: osservare oltre la quiete

Nel mio lavoro la domanda è quale stato renda accessibile la partecipazione. Un bambino può essere silenzioso senza riuscire a entrare nel gioco; un altro può muoversi molto e mantenere un’interazione organizzata. Osservo la qualità e la continuità dell’esperienza, non soltanto la quantità di movimento.

Respiro, ritmo dell’azione, orientamento e tono osservabile sono indizi clinici da contestualizzare: non misurano direttamente uno stato neurofisiologico e non consentono di dedurre, da soli, un meccanismo del sistema nervoso. Questa distinzione mantiene il ragionamento verificabile.

Un esempio ragionato: evita il dondolo ma cerca il movimento

Questo è un esempio didattico, non il resoconto di un paziente. Un bambino rifiuta il dondolo ma corre e salta. L’etichetta «cerca movimento» non basta a scegliere la proposta. Potrebbero contare il controllo sull’inizio e sulla fine, la stabilità dell’appoggio, la prevedibilità o il significato del gioco.

Prima di insistere con il materiale, mi chiederei: che cosa cambia quando l’azione è autogenerata e a terra? Può interromperla? Che cosa accade se la mia presenza diventa meno intensa? Il confronto tra situazioni permette di formulare letture più precise, senza trasformare l’esempio in una ricetta.

Il punto non è ottenere l’uso del dondolo. È comprendere quale condizione renda possibile un’esperienza corporea e relazionale significativa per quel bambino.

Attività sensoriali, ASI e DIR: distinguere per integrare con rigore

Un’attività che coinvolge sensazioni non è automaticamente un intervento Ayres Sensory Integration® (ASI). La ricerca sull’ASI riguarda interventi definiti, con criteri di fedeltà al modello: i risultati non possono essere trasferiti a qualsiasi uso di altalene, materiali tattili o pressioni. Analogamente, integrare conoscenze sensoriali in una lettura DIR richiede di chiarire quale intervento si stia effettivamente realizzando.

Una revisione del 2025 su nove studi randomizzati, per un totale di 344 partecipanti, ha rilevato risultati favorevoli dell’ASI sugli obiettivi individualizzati nei bambini autistici, ma non benefici generali su esiti quali irritabilità o resistenza al cambiamento. Gli autori segnalano anche problemi di rischio di distorsione negli studi. Acuña e colleghi, 2025.

La revisione di Kishida e colleghi del 2026, con criteri di selezione e valutazione differenti, conclude invece che le prove a sostegno degli effetti positivi restano limitate: gli studi più solidi hanno risultati misti e vi sono limiti nella misurazione degli esiti individualizzati e nella documentazione della fedeltà. Kishida e colleghi, 2026.

Il confronto tra queste conclusioni chiede precisione: definire la domanda, dichiarare che cosa si propone e verificare gli esiti. Non giustifica una promessa di efficacia per ogni bambino o per ogni difficoltà.

Il contributo di SPINplay

Ho sviluppato SPINplay — Sensory Processing In Play — per organizzare la lettura del gioco libero interpersonale e rendere più esplicito il passaggio dall’osservazione alla decisione. Nei miei materiali tengo distinti l’episodio osservato, i sostegni e le condizioni del setting, la lettura clinica e gli obiettivi da esplorare.

La direzione non è ridurre ogni sostegno il prima possibile. Un aiuto può rendere accessibile un’esperienza: occorre capire che cosa permette e come modificarlo in rapporto al bambino. È questo collegamento, più di una lista di attività, che desidero rendere comprensibile in formazione e supervisione.

Gli strumenti SPINplay sono in sviluppo: non costituiscono una scala diagnostica standardizzata. Le evidenze sugli altri modelli citati non dimostrano automaticamente l’efficacia di SPINplay.

Attività sensoriali in supervisione: tre domande utili

  1. Quale dettaglio sostiene la mia lettura? Posso mostrarlo nella sequenza, distinguendolo da ciò che sto ipotizzando?
  2. Quale risposta mi farebbe cambiare idea? Se ogni esito conferma la mia ipotesi, la sto davvero verificando?
  3. Che cosa è diventato più accessibile per il bambino? Un obiettivo clinico deve poter essere collegato alla sua esperienza e alla partecipazione.

Approfondire il ragionamento clinico nel gioco

Nel corso avanzato SPINplay di Como approfondisco questi collegamenti tra osservazione, elaborazione sensoriale e scelte in seduta. Puoi consultare anche le possibilità di formazione e supervisione clinica.

Le sezioni sul ragionamento clinico rielaborano i miei materiali di formazione, compreso il capitolo “Seguire l’intento”. I riferimenti ICDL documentano i principi del modello; le revisioni citate riguardano l’ASI e sono distinte dalle mie proposte osservative.

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