1 Maggio 2026

Quando il corpo cerca regolazione

Neuroscienze, relazione e approccio SPINplay

Ci sono bambini che sembrano non fermarsi mai.

Saltano, corrono, si arrampicano, cercano il contatto fisico, si buttano sui cuscini, spingono, tirano, girano, cambiano continuamente posizione.

Spesso l’adulto vede solo il comportamento:

“È troppo agitato.”
“Non ascolta.”
“Non riesce a stare fermo.”
“Fa apposta.”

Ma, dal punto di vista neuroevolutivo, il movimento può avere un significato molto più profondo.

A volte il bambino non si sta semplicemente muovendo troppo.
Sta cercando di sentire meglio il proprio corpo, di organizzare il proprio stato interno, di trovare un equilibrio tra attivazione, attenzione, emozione e relazione.

Il movimento non è sempre un problema

Il movimento è una delle prime forme attraverso cui il bambino conosce il mondo.

Prima ancora di parlare, il bambino impara attraverso il corpo:
attraverso il tono muscolare, il contatto, l’equilibrio, il ritmo, la postura, la vicinanza, la distanza, la pressione, la forza.

Il cervello non si sviluppa separato dal corpo.

Le neuroscienze ci ricordano che regolazione, emozione, percezione e azione sono profondamente intrecciate. Il cervello riceve continuamente informazioni dal corpo e dall’ambiente, le integra e costruisce risposte adattive. Quando questa integrazione è fragile, il bambino può cercare movimento per aumentare o modulare le informazioni sensoriali di cui ha bisogno.

Per questo, nel nostro lavoro clinico, la domanda non è solo:

“Come faccio a farlo stare fermo?”

La domanda più importante diventa:

Che cosa sta cercando il suo sistema nervoso attraverso quel movimento?

Una lettura diversa: dal comportamento al bisogno

Quando un bambino si muove molto, possiamo osservare diversi livelli.

1. Il livello corporeo

Il bambino può cercare input propriocettivi, vestibolari, tattili o interocettivi.

Può avere bisogno di:

  • pressione profonda: abbracci forti, cuscini, spinte, trazioni
  • movimento vestibolare: dondolare, saltare, girare, arrampicarsi
  • confini corporei più chiari: sentire dove finisce il proprio corpo e dove inizia lo spazio
  • scarico motorio: liberare un’attivazione interna troppo alta
  • organizzazione posturale: trovare stabilità per poter guardare, ascoltare, partecipare

 

2. Il livello emotivo

Il movimento può comparire quando il bambino è:

sovraccarico, eccitato, stanco, frustrato, preoccupato, disorientato, in attesa, oppure quando non capisce cosa sta per succedere.

In questi casi, il corpo parla prima delle parole.

 

3. Il livello relazionale

Il movimento non avviene mai “nel vuoto”.

Anche quando sembra un’azione solo corporea — saltare, correre, arrampicarsi, spingere, cadere sui cuscini — il bambino sta sempre vivendo quell’esperienza dentro un contesto: uno spazio, un adulto, un clima emotivo, una possibilità di essere visto, sostenuto, contenuto o modulato.

Nel lavoro SPINplay, il movimento viene osservato anche per ciò che produce nella relazione.

Un bambino può muoversi e perdere completamente il contatto con l’altro.
Oppure può muoversi e, dentro quel movimento, iniziare a cercare uno sguardo, un turno, una risposta, una variazione, una sorpresa condivisa.

La differenza è clinicamente molto importante.

Non basta quindi chiedersi se il bambino si muove tanto.
È necessario osservare come il movimento modifica la qualità della sua presenza relazionale.

Dopo un salto, cerca l’adulto?
Durante una corsa, mantiene un filo di attenzione condivisa?
Quando l’adulto introduce una piccola variazione, il bambino la nota?
Riesce ad aspettare, anticipare, protestare, chiedere ancora, modificare il gioco?

In questa prospettiva, il movimento può diventare una porta d’ingresso per la relazione, ma solo se l’adulto riesce a entrare nell’esperienza del bambino senza spezzarla, aiutandolo gradualmente a trasformare l’azione corporea in un’esperienza condivisa, intenzionale e più organizzata.

Il punto chiave: il movimento regola o disorganizza?

Non tutte le attività di movimento aiutano davvero.

Un bambino può saltare e, dopo, essere più presente, più disponibile, più capace di guardare, comunicare e partecipare.

In questo caso il movimento ha probabilmente avuto una funzione regolativa.

Ma può accadere anche il contrario.

Il bambino salta, corre, gira, si eccita sempre di più, perde il contatto con l’altro, non riesce più a fermarsi, urla, ride in modo incontrollato o va in crisi.

In questo caso il movimento non sta regolando.
Sta aumentando la disorganizzazione.

Per questo motivo, non basta proporre “attività sensoriali”.

Serve osservare con precisione l’effetto dell’esperienza sul bambino.

La domanda clinica che guida SPINplay

Nel nostro approccio non ci chiediamo semplicemente:

“Questa attività è sensoriale?”

Ci chiediamo:

Questa esperienza aiuta questo bambino, in questo momento, a essere più presente, più connesso, più organizzato e più capace di partecipare?

Questa è una differenza fondamentale.

Il movimento non viene usato solo per “scaricare energia”.
Viene trasformato in un’esperienza evolutiva.

Dal corpo alla partecipazione

Nel lavoro SPINplay, il corpo è il punto di partenza, ma non il punto di arrivo.

L’obiettivo non è far muovere il bambino di più. E non è nemmeno farlo muovere di meno.

L’obiettivo è aiutarlo a usare il corpo per:

  • regolarsi: trovare uno stato più stabile e disponibile
  • entrare in relazione: sentire l’altro come presenza sicura e significativa
  • costruire intenzionalità: iniziare, continuare, modificare e condividere un’azione
  • comunicare: usare sguardo, gesto, corpo, voce e parole in modo più intenzionale
  • partecipare: essere più presente nel gioco, nella quotidianità e nei contesti di vita

 

Qui il movimento diventa sviluppo.

Perché dire solo “stai fermo” spesso non funziona

Molti bambini non riescono a fermarsi perché non hanno ancora costruito sufficienti strumenti interni di autoregolazione.

Chiedere a un bambino disregolato di stare fermo può essere come chiedere a una persona agitata di rilassarsi solo perché qualcuno glielo ordina.

Il bambino può non sapere ancora come fare.

Ha bisogno di un adulto che sappia leggere il suo stato, organizzare l’ambiente, dosare il movimento, creare ritmo, offrire sicurezza e trasformare l’azione in relazione.

Il limite resta importante. Ma il limite da solo non basta.

Serve una cornice che aiuti il bambino a sentire:

“Il mio corpo ha un senso.”
“L’adulto mi capisce.”
“Posso muovermi senza perdermi.”
“Posso fermarmi senza sentirmi bloccato.”
“Posso condividere questa esperienza con qualcuno.”

Cosa osservare a casa

Può essere utile osservare quando il bambino cerca più movimento.

Succede soprattutto:

dopo la scuola?
quando è stanco?
quando deve aspettare?
quando ci sono rumori o confusione?
quando riceve troppe richieste verbali?
quando cambia attività?
quando non sa cosa sta per succedere?
quando l’adulto interrompe un gioco?

Poi è importante osservare cosa accade dopo.

Dopo essersi mosso, il bambino:

è più calmo?
guarda di più?
comunica meglio?
riesce a partecipare?
torna al gioco?
oppure si eccita sempre di più?
perde il controllo?
si isola?
va in crisi?

Queste osservazioni aiutano a capire se il movimento sta sostenendo la regolazione o se sta alimentando la disregolazione.

Quando può essere utile una valutazione

Può essere utile approfondire quando il movimento interferisce con la vita quotidiana del bambino.

Ad esempio quando:

  • non riesce a partecipare al gioco

  • fatica molto a scuola o nei contesti educativi

  • cade spesso o urta gli altri

  • sembra non percepire il pericolo

  • usa troppa forza

  • passa rapidamente da eccitazione a crisi

  • non riesce a fermarsi anche quando è stanco

  • il movimento ostacola relazione, comunicazione o apprendimento

  • la famiglia vive la quotidianità con forte fatica

L’obiettivo della valutazione non è “spegnere” il bambino.

L’obiettivo è comprendere il suo profilo e costruire un percorso che tenga insieme corpo, regolazione, relazione e sviluppo.

Come lavoriamo al Centro Evoluzione Bambino

Al Centro Evoluzione Bambino osserviamo il movimento all’interno di una cornice neuroevolutiva.

Non guardiamo solo cosa fa il bambino.
Osserviamo come lo fa, quando lo fa, con quale intensità, con quale effetto sul suo stato e dentro quale qualità di relazione.

L’approccio SPINplay nasce proprio da questa integrazione:

  • processazione sensoriale
  • gioco interpersonale
  • regolazione emotiva
  • relazione
  • intenzionalità comunicativa
  • partecipazione alla vita quotidiana

 

corpo e regolazione

L’approccio SPINplay

Il setting terapeutico non è pensato come un luogo dove il bambino “sfoga energia”, ma come uno spazio altamente intenzionale in cui il movimento può diventare esperienza condivisa, organizzata e significativa.

Il corpo diventa una porta d’ingresso.

La relazione diventa la cornice.

Il gioco diventa il luogo in cui il bambino può integrare, comunicare e crescere.

Un bambino che si muove tanto non è necessariamente un bambino che non vuole ascoltare.

A volte è un bambino che sta cercando regolazione.

Sta cercando il proprio corpo.
Sta cercando confini.
Sta cercando ritmo.
Sta cercando sicurezza.
Sta cercando una relazione che lo aiuti a non perdersi dentro l’intensità delle sue sensazioni.

Quando impariamo a leggere il movimento, iniziamo a vedere qualcosa di più profondo del comportamento.

Vediamo un bambino che sta provando a organizzarsi. Ed è da lì che possiamo iniziare ad aiutarlo davvero

Vuoi capire meglio il profilo del tuo bambino?

Se il movimento, l’agitazione, la ricerca continua di contatto o la difficoltà a fermarsi stanno interferendo con la quotidianità, può essere utile un primo colloquio per comprendere meglio cosa osservare e quale percorso potrebbe essere più adatto.

Prenota un appuntamento qui:
https://calendly.com/centroevoluzionebambino

 

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