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	<title>neuropsicomotricità Archivi - Rossana Giorgi - Neuro psicomotricità</title>
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	<description>Terapista della neuro psicomotricità</description>
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		<title>Le domande che i genitori mi fanno più spesso (e le mie risposte)</title>
		<link>https://centroevoluzionebambino.it/2026/06/29/le-domande-che-i-genitori-mi-fanno-piu-spesso-e-le-mie-risposte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rossana Giorgi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:20:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-550x367.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-550x367.png 550w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-980x653.png 980w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-768x512.png 768w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-450x300.png 450w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-600x400.png 600w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-560x373.png 560w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-240x160.png 240w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-230x153.png 230w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image.png 1536w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div>
<p>«Perché mio figlio si comporta così?» È la domanda con cui quasi tutti i genitori arrivano qui. A volte è preoccupazione, a volte è solo il bisogno di capire. In entrambi i casi è un&#8217;ottima domanda — e merita una risposta chiara, senza tecnicismi inutili e senza allarmismi. Ho raccolto qui le domande che mi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="550" height="367" src="https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-550x367.png" class="attachment-rss-thumb size-rss-thumb wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-550x367.png 550w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-980x653.png 980w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-768x512.png 768w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-450x300.png 450w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-600x400.png 600w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-560x373.png 560w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-240x160.png 240w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image-230x153.png 230w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/image.png 1536w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></div><p><em>«Perché mio figlio si comporta così?»</em></p>
<p>È la domanda con cui quasi tutti i genitori arrivano qui. A volte è preoccupazione, a volte è solo il bisogno di capire. In entrambi i casi è un&#8217;ottima domanda — e merita una risposta chiara, senza tecnicismi inutili e senza allarmismi.</p>
<p>Ho raccolto qui le domande che mi vengono poste più spesso, in studio e per email. Se ti riconosci in qualcuna, sei nel posto giusto.</p>
<h2>«È solo una fase o c&#8217;è qualcosa di cui occuparsi?»</h2>
<p>È la domanda più difficile e più onesta, e non esiste una risposta valida per tutti. I bambini hanno tempi diversi, e molte cose si sistemano da sole.</p>
<p>Vale però la pena fermarsi a osservare quando uno schema si ripete e limita la vita di tutti i giorni: il bambino fatica a stare con gli altri bambini, evita certe consistenze, suoni o movimenti, si arrabbia in modo difficile da consolare, parla poco o tardi, sembra «sempre in movimento» oppure al contrario molto spento, evita il contatto o lo cerca in modo intenso.</p>
<p>Un singolo comportamento, preso da solo, dice poco. È l&#8217;insieme — e la sua persistenza — a meritare uno sguardo professionale. Chiedere non significa «etichettare» tuo figlio: significa capire meglio come funziona, per aiutarlo nel modo giusto.</p>
<h2>«Di cosa ti occupi esattamente?»</h2>
<p>Sono una Terapista della Neuro e Psicomotricità dell&#8217;Età Evolutiva (TNPEE). Lavoro con i bambini che incontrano difficoltà nello sviluppo: nel movimento e nella coordinazione, nell&#8217;attenzione, nella comunicazione e nel linguaggio, nella relazione con gli altri, nella gestione delle emozioni o nel modo in cui elaborano ciò che arriva dai sensi.</p>
<p>Il mio lavoro non è «correggere» un comportamento, ma capire perché compare. Dietro a un bambino che morde, scappa, urla o si chiude, c&#8217;è quasi sempre una difficoltà che lui non sa ancora dire a parole. Il mio compito è leggerla e costruire, insieme a lui e a te, un modo per affrontarla.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-835 size-medium" src="https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-980x653.png" alt="" width="980" height="653" srcset="https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-980x653.png 980w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-768x512.png 768w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-450x300.png 450w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-600x400.png 600w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-560x373.png 560w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-240x160.png 240w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-230x153.png 230w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine-550x367.png 550w, https://centroevoluzionebambino.it/_mamawp/wp-content/uploads/2026/06/immagine.png 1536w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<h2>«Che cos&#8217;è il DIR/Floortime, e perché si gioca &#8220;per terra&#8221;?»</h2>
<p>Floortime significa, letteralmente, «tempo per terra». È uno degli approcci che uso, e all&#8217;occhio di chi guarda sembra semplicemente gioco. Lo è — ma è gioco con un&#8217;intenzione precisa.</p>
<p>L&#8217;idea di fondo è seguire il bambino invece di dirigerlo: si parte da ciò che lo interessa e lo coinvolge, e da lì si apre, un passo alla volta, lo scambio con l&#8217;altro. Ogni «giro» di interazione — uno sguardo, un gesto restituito, un sorriso ricambiato — costruisce le fondamenta della comunicazione e del pensiero.</p>
<p>Non è un approccio improvvisato: nasce dal modello DIR (Developmental, Individual-difference, Relationship-based), che mette al centro lo sviluppo del singolo bambino e la sua relazione con chi si prende cura di lui. Diversi studi controllati hanno mostrato che, quando i genitori vengono coinvolti attivamente, migliorano sia lo sviluppo emotivo-funzionale del bambino sia la qualità dell&#8217;interazione tra genitore e figlio.</p>
<h2>«Mio figlio “fa i capricci” o c&#8217;è qualcos&#8217;altro?»</h2>
<p>Spesso quello che da fuori sembra un capriccio è, in realtà, un sistema nervoso in difficoltà.</p>
<p>Tutti riceviamo di continuo informazioni dai sensi — suoni, luci, contatto, movimento, gusto. Alcuni bambini elaborano queste informazioni in modo diverso: per loro l&#8217;etichetta della maglietta è insopportabile, il rumore del phon è un allarme, l&#8217;altalena è terrore puro oppure, al contrario, non riescono mai a «fermarsi» perché cercano costantemente movimento e contatto.</p>
<p>Quando ciò accade, la reazione che vediamo — il pianto, la fuga, l&#8217;aggressività, l&#8217;evitamento — non è cattiva volontà: è una risposta a qualcosa che il bambino vive come troppo, o troppo poco. Riconoscere questo cambia tutto, perché sposta la domanda da «come lo faccio smettere?» a «di cosa ha bisogno?».</p>
<h2>«Funziona davvero? Cosa dice la ricerca?»</h2>
<p>Te lo dico con la stessa onestà che vorrei come genitore.</p>
<p>Per l&#8217;integrazione sensoriale secondo Ayres, una revisione sistematica di studi controllati randomizzati pubblicata nel 2025 sull&#8217;American Journal of Occupational Therapy ha trovato prove solide che aiuta i bambini autistici a raggiungere obiettivi funzionali individualizzati — cioè i traguardi concreti decisi insieme alla famiglia. Le stesse revisioni precisano un limite importante: non va presentata come uno strumento per «spegnere» comportamenti come l&#8217;irritabilità. È efficace su ciò per cui è pensata, non su tutto.</p>
<p>Per il DIR/Floortime, diversi studi controllati hanno mostrato miglioramenti significativi nello sviluppo emotivo-funzionale e nella relazione genitore-bambino. Sono in prevalenza studi su campioni contenuti: la ricerca è promettente e in crescita, e va presentata per quello che è, senza promesse di «guarigione».</p>
<p>Quello che la letteratura mostra con costanza è un punto su cui costruisco tutto il mio lavoro: gli interventi che funzionano meglio sono quelli individualizzati e che coinvolgono i genitori. Non un protocollo uguale per tutti, ma un percorso costruito su quel bambino e su quella famiglia.</p>
<h2>«Devo aspettare una diagnosi prima di rivolgermi a te?»</h2>
<p>No. E spesso non conviene farlo.</p>
<p>Il cervello dei bambini è più «plastico» nei primi anni di vita: si modifica e impara con una facilità che diminuisce crescendo. La ricerca è concorde su questo — la risposta all&#8217;intervento è migliore quando si comincia presto. Aspettare per «vedere se passa» può significare perdere proprio la finestra in cui l&#8217;aiuto ha più effetto.</p>
<p>Cominciare presto non vuol dire etichettare un bambino piccolo. Vuol dire osservarlo, capirlo e accompagnarlo finché il margine di cambiamento è più ampio.</p>
<h2>«Che ruolo ho io, come genitore?»</h2>
<p>Centrale. Non sei uno spettatore in sala d&#8217;attesa.</p>
<p>La ricerca lo dice chiaramente: il coinvolgimento dei genitori non è un «di più», è un ingrediente necessario perché l&#8217;intervento funzioni. Le poche ore che un bambino passa in studio non possono competere con le tante ore che passa a casa con te. Per questo parte importante del mio lavoro è renderti capace di leggere e sostenere tuo figlio nella vita di tutti i giorni: a tavola, nel gioco, nei momenti difficili.</p>
<p>L&#8217;obiettivo, a lungo termine, non è che il bambino dipenda dalla terapia. È che la famiglia abbia gli strumenti per andare avanti.</p>
<h2>«Perché ti sei formata negli Stati Uniti e non solo in Italia?»</h2>
<p>Perché sono andata alla fonte.</p>
<p>Il DIR/Floortime e l&#8217;Integrazione Sensoriale secondo Ayres sono nati e si sono sviluppati negli Stati Uniti, dove esistono i centri che li hanno fondati e che ancora oggi guidano la ricerca. Formarmi lì — e mantenere un rapporto continuo con i colleghi americani che lavorano a questi modelli — è stata una scelta precisa: imparare gli approcci da chi li ha creati e li aggiorna, non da una versione di seconda mano.</p>
<p>È lo stesso motivo per cui ho voluto certificazioni internazionali riconosciute. Non è una questione di prestigio: è il modo per offrirti un lavoro fedele ai modelli originali e aggiornato a ciò che la ricerca dice oggi.</p>
<h2>«Come funziona il primo incontro?»</h2>
<p>Il primo passo è una valutazione. Serve a me per capire come funziona tuo figlio, e serve a te per avere finalmente un quadro chiaro.</p>
<p>Non è un esame e non è un giudizio. Osservo il bambino mentre gioca e si muove, ascolto la tua storia — perché nessuno conosce tuo figlio meglio di te — e metto insieme i pezzi. Al termine non ti lascio con un&#8217;etichetta, ma con una lettura comprensibile di ciò che ho osservato e con una proposta concreta su come procedere.</p>
<p>Da lì decidiamo insieme. Senza fretta e senza percorsi imposti.</p>
<h2>«Quanto dura un percorso?»</h2>
<p>Dipende dal bambino, ed è giusto diffidare di chi promette tempi uguali per tutti. Alcune difficoltà si affrontano in pochi mesi, altre chiedono un accompagnamento più lungo. Quello che posso garantirti è che gli obiettivi li definiamo insieme, sono concreti e verificabili, e ne parliamo apertamente lungo tutto il cammino.</p>
<h2>Il primo passo è capire</h2>
<p>Se leggendo queste righe hai ritrovato qualcosa di tuo figlio, la cosa più utile che puoi fare non è cercare altre risposte online: è trasformare i dubbi in un quadro chiaro.</p>
<p><strong>Prenota una valutazione o consulenza online.</strong> È il modo più diretto per capire come funziona tuo figlio e cosa puoi fare, davvero, per aiutarlo.</p>
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