23 ottobre 2019

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (PTSD) E AUTISMO

By kind permission of Bill Nason

Traduzione e adattamento a cura di Erika Certosino

Articolo originale consultabile al link sottostante:

PTSD and Autism It has amazed me how long it has taken for the field to accept sensory processing dysfunction in…

Gepostet von Autism Discussion Page am Dienstag, 8. Oktober 2019

 

Mi stupisce il vedere quanto tempo sia stato necessario affinché nel Disturbo dello Spettro Autistico venisse riconosciuta e accettata la presenza di una disfunzione dell’integrazione sensoriale. Per anni, nel campo della psicologia, i problemi sensoriali sono stati praticamente ignorati. Le terapie tradizionali trascuravano questi aspetti costringendo i bambini in situazioni per loro intollerabili.

Quando i bambini si “comportavano male”, venivano costretti a “resistere”, affinché il loro comportamento “negativo” non venisse rinforzato dal fuggire da una situazione indesiderata.

Quando, più di vent’anni fa, ho iniziato a inserire strategie sensoriali all’interno dei miei “programmi comportamentali”, diversi colleghi non hanno approvato le mie scelte perché i risultati non erano “misurabili” e hanno cercato di ostacolarmi poiché queste strategie non erano “evidence based” (non avevano prove scientifiche a favore). I problemi sensoriali “non erano reali”. Il loro obiettivo era, invece, quello di “modificare il comportamento” e le esperienze interiori del bambino non erano riconosciute, considerate, né tantomeno valorizzate. Il fine (modificare il comportamento) giustificava i mezzi (estinzione, punizione ecc.. forzando la compliance).

Dunque, nonostante le numerose testimonianze di soggetti adulti nello Spettro, che descrivevano ampiamente le loro esperienze traumatiche, gli psicologi sostenevano ancora che i problemi sensoriali non fossero reali.

Oggi, la presenza di un disturbo dell’integrazione sensoriale nell’Autismo è stata finalmente riconosciuta. Dopo molti anni in cui le persone nello Spettro chiedevano di essere ascoltate, questi aspetti sono stati presi in considerazione.

Inoltre, un altro aspetto spesso non menzionato nel Disturbo dello Spettro Autistico è quello del DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS. Dal momento che, nella maggior parte dei casi, il PTSD è causato da abusi fisici o sessuali o da traumi emotivi legati ad esperienze belliche, spesso non si sospetta la sua presenza anche nell’Autismo. Tuttavia io ne vedo evidenza e molte delle esperienze descritte da adulti nello Spettro sembrano simili a quelle da stress post-traumatico.

Il PTSD insorge in una situazione di insulto severo al Sistema Nervoso che induce cambiamenti sia nella chimica cerebrale che anche (si sospetta) a livello strutturale. La persona interessata mostra spesso ansia generalizzata, depressione e ritiro sociale, attacchi di panico senza motivo apparente e, talvolta, collera.

Il PTSD può essere conseguente al verificarsi di più traumi emotivi o, anche, ad una condizione di stress cronico causato da una disfunzione dell’integrazione sensoriale severa. Ad esempio, molti individui nello Spettro, non verbali, che presentano anche una condizione di difesa sensoriale importante, possono subire un trauma emotivo e fisico se esposti cronicamente ad una stimolazione sensoriale per loro insostenibile, che costituisce un insulto al loro Sistema Nervoso.

Il bambino non sa quando il “bombardamento sensoriale” si verificherà e questo lo rende estremamente vulnerabile e indifeso. Il vivere continuamente in una condizione di “FIGHT OR FLIGHT” (lotta o fuga) ha effetti a lungo termine sul Sistema Nervoso e porta l’individuo a combattere contro stress ed ansia per molti anni.

Ogni volta che il Sistema Nervoso viene sottoposto ad un intenso bombardamento sensoriale, le caratteristiche proprie di quello stimolo sensoriale specifico vengono associate ad una “reazione da panico”. Di conseguenza, quando il soggetto viene esposto nuovamente a input analoghi, può manifestare una “reazione da panico” immediata, in assenza di un motivo apparente. Sia l’individuo che le persone intorno a lui possono non essere in grado di comprendere la ragione di questa reazione così intensa, ovvero cosa l’abbia scatenata. Ad esempio, una risposta di questo genere può verificarsi al comparire di un determinato stimolo sonoro, visivo o olfattivo che, in passato, il Sistema Nervoso del soggetto interessato aveva elaborato come esperienza traumatica. Ciò è dovuto al fatto che, quando le esperienze sensoriali sono molto intense e contraddittorie, come quelle vissute da persone con disturbi della processazione sensoriale, emozioni così “ingombranti” e travolgenti possono essere scatenate da semplici memorie sensoriali.

Quindi, quando si lavora con individui nello Spettro severamente compromessi, occorre procedere molto lentamente, rispettando le loro “comfort zones”. È importante prestare attenzione al modo in cui li toccate e parlate con loro. Il loro Sistema Nervoso è, infatti, molto vulnerabile e facilmente traumatizzabile. Le loro reazioni emotive di “difesa” possono essere molto intense e hanno bisogno che, invece, voi siate molto calmi, gentili e comprensivi. È importante cercare sempre di scorgere eventuali “reazioni difensive” e nel caso in cui ne individuiate qualcuna, fate un passo indietro: non dovete mai costringere i bambini a sopportare situazioni che li intimoriscono. Guidateli ma rispettate i loro tempi. Fate sentire loro che hanno il “controllo” in modo che possano subito porre fine a qualunque situazione di “panico”. Imparate quale genere di stimolo tattile, verbale o di altra natura o quali azioni possono aiutarli a sentirsi al sicuro. Ascoltate e cercate di comprendere prima di intervenire per cercare di reindirizzare le loro azioni.

Partite sempre dal presupposto che alla base delle loro reazioni difensive c’è un importante sconvolgimento emotivo. Siate rispettosi e comprensivi, consentite loro di fare un passo indietro e di allontanarsi dalla situazione che li mette a disagio. Insegnate loro delle strategie di coping per riuscire a far fronte a queste esperienze emotivamente intense, ma, soprattutto, insegnate loro a sentirsi sicuri in vostra presenza e a fidarsi di voi.

 Erika Certosino

 

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