25 novembre 2017

DISPRASSIA NELLA SCUOLA SECONDARIA

Sebbene gli studenti affetti da Disprassia, siano generalmente identificati durante gli anni della scuola primaria, alcuni possono sfuggire all’osservazione. La struttura della Scuola Secondaria può rivelarsi troppo complessa per il bambino ed è a questo punto che i problemi si manifestano, specialmente in considerazione delle maggiori capacità organizzative richieste nell’istruzione secondaria. Se la Disprassia non viene riconosciuta fino all’ingresso nella scuola media, il disagio e le ripercussioni sull’autostima potranno essere tali da generare difficoltà comportamentali evidenti.

In questo caso gli insegnanti noteranno delle discrepanze nelle loro abilità: caratteristica è la differenza tra le abilità cognitive e quelle motorie , visuo-spaziali e visuo-percettive, che si tradurrà in un considerevole divario tra la performance nella scrittura e quella verbale. Nell’adolescenza questi tratti continuano ad essere evidenti:

  • il modo di camminare appare più faticoso e lento rispetto alla media, a tratti ondeggiante

  •  nella corsa sono evidenti l’impaccio e la goffaggine, la scarsa velocità e la difficoltà a iniziare i movimenti

  •  difficoltà nel lanciare o afferrare una palla, nel calciare o saltare, che diventano particolarmente evidenti perché l’educazione motoria a scuola diventa più competitiva, focalizzandosi su attività come basket, atletica, calcio, pallavolo

  •  difficoltà nelle arti creative, nelle quali il colorare, disegnare e dipingere, appariranno immaturi rispetto alla media dei coetanei, con conseguente imbarazzo da parte dello studente

  •  le difficoltà nella scrittura manuale emerse nei primi anni della primaria, continueranno e, la pressione esercitata dall’aumento della velocità e del volume dello scritto, renderà la grafia ancora più illeggibile

  •  scarsa consapevolezza del tempo, hanno bisogno di promemoria costanti

  •  scarsa tolleranza allo sforzo, si stancano facilmente e necessitano di periodi più lunghi di riposo

  •  alcuni bambini possono avere fobie, comportamenti ossessivi o immaturi

  •  sensibilità a stimoli esterni come luce, suono e intensità del calore

  •  scarsa percezione della posizione del  corpo nello spazio per cui inciampano facilmente in cose e persone

  •  difficoltà a capire segnali comunicativi non verbali, come espressioni del viso

  •  grosse difficoltà visuo-spaziali in materie come la geometria

  •  labilità emozionale: a volte sono estremamente eccitabili e vanno incontro a significativi sbalzi d’umore

  •  tendenza ad essere solitari a causa dei problemi di socializzazione

Le difficoltà motorie e percettive influenzeranno, inoltre, diverse attività quotidiane come l’igiene, l’uso di coltello e forchetta, la scelta dell’abbigliamento con la giusta combinazione dei colori. Queste sono problematiche significative per i teenagers e questi soggetti possono essere estremamente consapevoli del fatto che il modo in cui processano le informazioni è differente da quello dei coetanei, ma non sono in grado di riuscire a cambiare la situazione.

Ciò che è importante è capire qual è il “funzionamento” dello studente, e quali strategie possono essere messe in atto per massimizzare le sue possibilità di apprendimento.

Non è possibile “guarire” dalla Disprassia e c’è evidenza che il 70% degli individui diagnosticati durante l’infanzia, continuino ad avere difficoltà nell’età adulta (Kirby et al. 2008). Questo può avere ripercussioni su diverse attività come gli sport, imparare a guidare, andare in bicicletta e nell’integrazione sociale. Il restante 30% impara con aiuto, a compensare in modo positivo le difficoltà. Con un supporto adeguato, infatti, i giovani soggetti affetti da Disprassia possono avere una vita adulta soddisfacente con opportunità lavorative similari a quelle dei coetanei.

Di seguito una check-list con le principali caratteristiche riscontrabili in studenti della scuola secondaria con Disprassia, che può aiutare gli insegnanti a riconoscere alcune manifestazioni tipiche del disturbo, nei loro alunni.

 

 CARTTERISTICHE DEGLI STUDENTI DISPRATTICI NELLA SCUOLA SECONDARIA

 

  • difficoltà di manipolazione che si ripercuotono sulla velocità nel vestirsi/svestirsi prima e dopo le lezioni di educazione motoria

  • problemi nell’organizzazione dell’abbigliamento- ad es. i vestiti possono essere indossati alla rovescia

  • tendenza a inciampare in oggetti e persone

  • difficoltà nell’uso della palla, che influenza la partecipazione in sport come pallavolo, basket, calcio ecc…

  • difficoltà nello svolgere attività che implichino bilateralità come cucire, usare forbici, usare bottoni, allacciare le scarpe, usare coltello e forchetta

  • scarsa cura di sè

  • confusione tra destra e sinistra

  • difficoltà nel disegno, sia tecnico che artistico, legato a problemi visuo-spaziali, visuo-percettivi e all’uso di strumenti come righello, compasso, squadra, goniometro,forbici, colori (colorare a mano implica un notevole affaticamento muscolare) ecc…

  • difficoltà  in tecnologia , nell’acquisizione del concetto di tridimensionalità

  • incapacità a scrivere in modo veloce e leggibile (la scrittura manuale è estremamente faticosa, implicando un “doppio compito”: il controllo della grafia e contemporaneamente quello di sintassi, ortografia ecc…)

  • difficoltà a copiare da un libro o dalla lavagna (problemi di coordinazione oculo-manuale, visuo-spaziali e visuo-percettivi)

  • produzione del testo povera, in contrasto con le effettive conoscenze e capacità espressive del bambino (legata al “doppio compito” della scrittura e a problemi di pianificazione e sequenzialità nell’organizzazione del pensiero: trasformare i pensieri in parole)

  • difficoltà nel dettato o nel ricordare istruzioni; ciò può essere dovuto a problemi di discriminazione uditiva, che si ripercuotono sulla memoria a breve-termine

  • presentazione e organizzazione dei calcoli matematici disordinata e confusa

  • frustrazione quando chiamati a svolgere più compiti contemporaneamente

  • distraibilità/difficoltà di concentrazione soprattutto in ambiente rumoroso (compagni che chiacchierano, rumori esterni ecc..) o in presenza di altri stimoli

  • tendenza ad essere solitari

  • andatura con passo pesante (per la ricerca di stimoli propriocettivi) e poco coordinato

  • consapevolezza di non saper svolgere diverse attività come i propri compagni, con conseguenti sentimenti di insicurezza e frustrazione

  • mancanza di capacità organizzative e tendenza a dimenticare le indicazioni ricevute (difficoltà nell’organizzazione del materiale scolastico, nello scrivere i compiti ecc…)

  • lentezza esecutiva: necessitano di tempi maggiori per portare a termine le consegne a scuola e nello studio a casa

  • performanti nelle prove orali, da prediligere rispetto a quelle scritte

  • disorientati dai cambiamenti,necessitano di pianificazione (verifiche orali programmate e non sovrapposte ecc…)

  • scarsa consapevolezza corporea e dello spazio personale

  • difficoltà a modulare le proprie reazioni: ad es. eccessivo entusiasmo quando incontrano altre persone – un abbraccio può essere troppo caloroso

  • presenza, a volte, di comportamenti dirompenti in classe

  • disorganizzazione generale, riscontrabile nella gestione di tutte le attività quotidiane

A questo link è possibile scaricare la tabella riassuntiva: DISPRASSIA SCUOLA SECONDARIA
  
Gli studenti con Disprassia si riconoscono tipicamente per la loro mancanza di coordinazione motoria. Sembrano inciampare in ogni cosa, sono impacciati, goffi e riluttanti a partecipare a lezioni di ginnastica, per cui sviluppano velocemente strategie per evitare quelle attività che per loro sono più impegnative. Al fine di poter indirizzare meglio le loro necessità, è importante capire da dove esse nascano. Questo ci aiuta inoltre ad apprezzare gli enormi sforzi e la grande quantità di energie che vengono messe in campo nella quotidianità.

Le ripercussioni sull’apprendimento riscontrabili in uno studente disprattico sono frequentemente riconducibili ad un’inefficiente processazione di stimoli  soprattutto:

VESTIBOLARI : provenienti dai recettori situati nell’orecchio interno, al punto che il bambino ha paura di compiere alcuni movimenti. Questo può spiegare la preferenza delle persone disprattiche per attività sedentarie piuttosto che per attività in cui devono stare in piedi o in movimento.
TATTILI:  soprattutto in quella che viene definita “Somatodisprassia”, per cui il bambino disprattico presenta una percezione corporea vaga e imprecisa e ha difficoltà a discriminare le cose che tocca o che lo toccano
PROPRIOCETTIVI: gli studenti con Disprassia hanno una scarsa propriocezione: le informazioni provenienti da muscoli e articolazioni sono inaccurate. Questo determina: scarse consapevolezza corporea e pianificazione motoria, per cui tende ad inciampare facilmente; incapacità a dosare il movimento per cui prende un oggetto con troppa o troppa poca forza e necessita di fare molto più affidamento sulla vista per muoversi, poiché non ha consapevolezza di come si muovono nello spazio le varie parti del suo corpo. Come conseguenza di questo scarso feed-back proveniente da muscoli e articolazioni , il bambino ricerca input propriocettivi ,ad esempio assumendo un passo pesante, appoggiandosi spesso ad oggetti o persone ecc… allo scopo di ottenere il feed-back di cui ha bisogno.

Alterazioni a carico dei sistemi sensoriali determineranno:

DIFFICOLTÀ OCULO-MANUALI: una disfunzione nell’integrazione di stimoli vestibolari e propriocettivi  sarà responsabile della trasmissione al cervello di informazioni errate riguardo alla posizione del braccio e della mano, impedendo lo sviluppo di una reazione adattiva, ovvero il grado di movimento necessario a raggiungere un oggetto. Questo renderà difficili anche i compiti più semplici come usare coltello e forchetta, posizionare un righello ecc…Ciò si ripercuoterà sull’autostima e alcuni studenti tenderanno ad assumere comportamenti di evitamento. Inoltre una scarsa coordinazione oculo-manuale risulterà in una maggiore dipendenza dalla vista.

DIFFICOLTÀ VISUO-PERCETTIVE: alcuni bambini non riescono a discriminare le forme o non riescono a giudicare la profondità di un oggetto, ad esempio non riescono a vedere che un triangolo non equilatero è comunque lo stesso triangolo da qualunque parte si guardi. Ciò è legato alla costanza di forma, ovvero l’abilità di riconoscere le caratteristiche di una forma anche se modificate nella dimensione, localizzazione e orientamento. Per un bambino senza queste difficoltà, ad esempio, una tazza rimane una tazza da qualunque angolazione la si guardi. Un’altra abilità visuo-percettiva inficiata sarà la discriminazione tra figura-sfondo, cioè la capacità di  distinguere un significato visivo in un contesto visivo, ovvero l’abilità a selezionare e focalizzarsi su un oggetto ignorando la massa di stimoli all’interno dell’ambiente. Quando uno studente ha questa difficoltà ogni cosa assumerà la stessa importanza e non sarà in grado di mantenere il focus su uno specifico oggetto. Questo si ripercuote sull’organizzazione, così necessaria nella scuola secondaria.

DIFFICOLTÀ VISUO-SPAZIALI: I deficit visuo-spaziali sono disordini che determinano un’erronea stima degli aspetti spaziali tra diversi oggetti, che riguardano il rapporto tra la persona e l’oggetto, le relazioni stesse tra diversi oggetti e l’orientamento degli stimoli, associata ad una caduta nelle capacità di memoria e di pensiero spaziale (Brenton, 1985). Difficoltà visuo-spaziali determineranno: difficoltà a copiare un disegno e difficoltà di produzione grafomotoria; difficoltà nell’organizzazione spaziale del foglio o nel mantenimento della linea nella scrittura: vengono omessi gli spazi tra le parole, la scrittura può cominciare dal centro della pagina e può procedere in direzione diagonale anziché orizzontale; difficoltà nel calcolo scritto e nella geometria; difficoltà nella lettura; difficoltà anche nella cura di sé: ad esempio, può accadere che i vestiti vengano indossati al contrario o le scarpe messe al piede sbagliato ecc…

MEMORIA VISIVA E UDITIVA: gli studenti con Disprassia  possono avere grosse difficoltà a processare e conservare informazioni, non a causa di un deficit di memoria, bensì per la loro difficoltà di elaborare più informazioni contemporaneamente. Ad esempio, saranno in grado di ricordare alcuni elementi in maniera accurata – nella quiete della loro camera , possono imparare cose di loro interesse, come i nomi dei giocatori di una squadra di calcio- mentre sarà più problematico ricordare i compiti da fare a casa. Questo riflette l’importanza del contesto: quando molte azioni si svolgono contemporaneamente, lo studente può avere difficoltà a ricordare dettagli essenziali.

PROBLEMI DI LATERALITÀ (intesa come consapevolezza della parte destra e sinistra del corpo) e di INTEGRAZIONE BILATERALE: un sistema vestibolare iporeattivo, ad es., spesso ostacola la specializzazione emisferica, per cui il bambino sviluppa le stesse abilità con entrambe le mani e ambedue gli emisferi cerebrali. Tenderà dunque ad usare la mano destra sul lato destro del corpo e la sinistra su quello sinistro. Questa mancanza di lateralizzazione è riconducibile ad un’ inefficiente comunicazione tra i due emisferi, con conseguente cattiva integrazione tra i due lati del corpo. Ciò si tradurrà in una difficoltà a comprendere direzioni e istruzioni, difficoltà a ballare, a strisciare, ad andare in bicicletta, a scrivere o leggere per mancato o difficile attraversamento della linea mediana.

 

SUGGERIMENTI PER GLI INSEGNANTI

 

  •  incoraggiare l’alunno il più possibile, assicurandosi che  non provi sensazioni di fallimento

  •  capire che ha difficoltà in alcune aree. Dirgli che deve migliorare non serve, occorre mostrargli “COME”. Il bambino disprattico apprende molto più facilmente se gli viene mostrato il modo in cui deve svolgere un compito, perchè ha difficoltà a ricordare le istruzioni verbali

  •  non attirare attenzione non necessaria sul suo problema

  •  essere consapevoli delle sue difficoltà e fornire strategie per ridurre la frustrazione che prova soprattutto quando gli viene richiesto di completare un compito scritto

  •  suddividere le attività scolastiche in compiti più semplici da eseguire

  •  insegnare all’alunno strategie finalizzate ad aiutarlo a ricordare le istruzioni e ad organizzarsi (ad es. tramite l’uso di diari, liste, promemoria ecc…)

  •  assicurasi che abbia capito ciò che deve fare, chiedendogli di ripetere le istruzioni

  •  esentarlo dalla copiatura dalla lavagna, fornendogli ,ad esempio, fotocopie della lezione

  •  permettergli di terminare un lavoro prima di passare a quello successivo, per evitare sensazioni di fallimento legate al fatto di lasciare costantemente il compito incompleto

  •  nelle lezioni di ginnastica assicurarsi che, se l’alunno non è in grado di partecipare con i compagni a giochi di squadra (basket, calcio, pallavolo…), venga coinvolto in altre attività volte a potenziare le sue abilità

  •  assicurarsi che, in caso di necessità, venga fornita allo studente assistenza necessaria a muoversi per la scuola, perché potrebbe avere problemi di orientamento

  •  consentire l’uso di laptops, tablets, registratori e qualunque altro dispositivo che sia di ausilio nell’apprendimento

  •  assicurarsi che ci sia una buona collaborazione con le figure professionali che hanno in carico il bambino

  •  essere consapevoli che durante gli scatti improvvisi di crescita, le difficoltà possono essere accentuate

  •  incoraggiare il legame con un altro alunno che possa fungere da guida e da supporto, soprattutto nei i primi mesi che seguono al trasferimento nella scuola secondaria

  •  assicurarsi che tutte le istruzioni siano sempre chiare e precise, eventualmente rispiegando più volte con parole diverse e ricordare che loro possono non capire il sarcasmo e l’ironia

  •  durante lavori di gruppo, inserirlo con persone che possano essere di supporto

  •  fornire assistenza e un tempo supplementare per portare a termine lezioni scritte

  •  usare un linguaggio positivo. Ad esempio, nel caso in cui non abbia eseguito correttamente una verifica è preferibile dire: “hai svolto correttamente cinque esercizi su dieci”, anziché dire ” hai sbagliato metà del compito”

  •  prestare molta attenzione al bullismo: è molto frequente , infatti, che gruppi di teenagers scelgano come vittime questi bambini perché non corrispondono alla loro idea di normalità

  •  parlare ai compagni delle difficoltà di apprendimento senza menzionare i nomi dei bambini interessati. Aiuta molto quando i compagni capiscono che ci sono persone che pensano e lavorano in modo diverso e che questo non ha niente a che vedere con il loro livello di intelligenza

  •  consentire pochi minuti di pausa tra le lezioni, mettendo in atto strategie sensoriali che aiutino a recuperare l’attenzione: pause di movimento, masticare cibi croccanti, gomme da masticare, succhiare caramelle ecc…

  •  fornire sedie con i braccioli, per consentire allo studente di non perdere l’attenzione nel tentativo di mantenere la stabilità sulla sedia per il timore di cadere a causa della caratteristica instabilità posturale

  •  evitare che sia seduto vicino a finestre, per ridurre i possibili stimoli distraenti come rumori, luci  e movimento

  •  usare colori differenti sulla lavagna per permettergli di seguire meglio

  • fornire piani inclinati per la scrittura

  •  se uno studente disprassico ha la mano alzata, chiamarlo subito, perché tende a dimenticare le cose nel giro di pochi secondi

  •  mettere a disposizione l’orario scolastico, in modo che sia ben visibile in classe, affinché l’alunno possa organizzarsi la giornata

  •  comunicare per tempo qualunque tipo di cambiamento nella routine quotidiana, anche se si trattasse di un semplice spostamento di banchi: gli studenti disprattici necessitano di una solida routine

  •  ricordare che quello che viene definito “cattivo comportamento” è, solitamente, il sintomo di un problema molto più grande e gli studenti disprattici possono a volte manifestare comportamenti inappropriati come conseguenza di sentimenti di fallimento e frustrazione

Questi studenti necessitano di un supporto consistente, la cui natura potrebbe cambiare nel corso tempo. Fondamentale, inoltre, la collaborazione con i genitori, poiché loro conoscono il bambino meglio di chiunque altro!

“Ciò che trovo strano nel sistema educativo, è che dovrebbe fornirci la conoscenza, non impedirci di accedervi. Ciononostante, ancora oggi, qualunque parola che inizi con “DYS” è spesso fraintesa e non tutti sono disposti a cercare di capire perchè noi ci comportiamo in modo diverso”

“Different minds cannot work in ordinary ways”, Victoria Biggs

Erika Certosino

 

 

 

 

 

 

 

 

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